Fattore ‘culo’: trovarne uno più efficace per descrivere ciò che succede all’Inter di questi giorni è un compito assai difficile. La parola “sfortuna” sembra quasi troppo blanda, non basta. Perché tra traverse, pali, rigori sbagliati e gol beffa all’ultimo secondo, la sensazione è che persino il caso stia voltando le spalle ai nerazzurri di Chivu. Domenica scorsa il derby, ieri l’Atletico Madrid: le tante occasioni e le belle combinazioni hanno portato a casa zero punti.
Prima il derby amaro: l’Inter sbatte contro il muro Maignan
Nel derby contro Milan, l’Inter ha dominato: possesso palla, occasioni (traversa, tiri ravvicinati, pressione continua) eppure, quando contava, la palla non è entrata. E quel muro fra i pali con i colori rossoneri – Mike Maignan – ha trasformato ogni occasione in nulla. Rigore sbagliato. Legni colpiti e quel gol subito in un episodio del tutto isolato, nell’unico tiro in porta rossonero che ha deciso la serata. Risultato finale: 0-1. Inter che morde, corre, le prova tutte ma alla fine: “ci voleva più culo”.
Poi la beffa Champions
Tre giorni dopo il derby, anche in Europa l’Inter ha visto il destino giocarle uno scherzo davvero amaro. Contro l’Atletico Madrid del Cholo la squadra pareggia con merito dopo un buon avvio con gol di Zielinski. Nel mezzo un legno colpito da Barella e tante azioni pericolose create dopo l’iniziale vantaggio degli spagnoli con gol di Alvarez forse viziato da un tocco di mano di Baena convalidato dal direttore di gare dopo on field review (eh sì, ci vuole culo anche in questi episodi!). Quando anche il pareggio sembrava star stretto ecco la beffa: all’ultimo secondo, da corner, un colpo di testa di Gimenez (lasciato colpevolmente solo di saltare e colpire) piega la difesa nerazzurra e scava un’altra cocente ferita: 2-1. E questa volta brucia, eccome.
“Sì, questa sconfitta può far male perché è la seconda di fila con prestazioni buone senza raccogliere niente – analizza il tecnico – Dobbiamo diventare più cattivi e più sporchi”. Bisseck, invece, sembra fare un appello al destino: “Abbiamo dato tutto, abbiamo preso 2 tiri e due gol. Non è giusto, ma il calcio è così e si continua. Speriamo di avere in futuro più culo”. Ecco che ritorna la famosa parolina.
Cosa manca?
È anche vero però che può sembrare riduttivo ridurre tutto ad una questione di fortuna. Perché quella devi essere bravo a creartela e quando in area fai saltare indisturbato, al 93esimo, il tuo miglior avversario nel colpire di testa o nel derby perdi palla a centrocampo e poi ti fai infilare, significa che ci metti del tuo. Sia chiaro, la rosa a disposizione di Chivu è forte ma forse a questa squadra manca ancora quella costanza e ‘cazzimma’ che in alcuni momenti è determinante. Magari mancano anche quei tasselli non aggiunti dal mercato e a cui avrebbero dovuto pensare Ausilio e compagni in estate. Ed ecco che ritorna anche l’altro aspetto che salta fuori quando l’Inter arranca: il calciomercato. Perchè questa squadra aveva bisogno di un difensore centrale veloce e di prospettiva ma non è stato preso. In Champions è stato adattato Akanji mentre nelle partite passate è stato provato anche Bisseck. Aveva bisogno di un esterno e sono stati spesi 25 milioni per Henrique che finora è una meteora (in assenza del titolare Dumfries è stato adattato Carlos Augusto che sulla fascia destra è un pesce fuor d’acqua). Ma se il brasiliano non gioca in questi momenti, quando lo farà? E ancora, l’Inter aveva bisogno di un mediano, e dopo il no della Roma per Kone, ha virato su Diouf che non c’entra nulla con le caratteristiche che servivano (quantità, muscoli e corsa). Aveva bisogno di un attaccante con il dribbling nel sangue, capace di creare superiorità numerica e spaccare le partite anche a gara in corso, uno alla Lookman per intenderci, ma non si è voluto andare oltre perché si è preferito puntare tutto su Pio Esposito che però ha caratteristiche completamente diverse. Dopo il finale della scorsa stagione erano palesi i problemi di questa squadra ma non si è voluto agire.
E allora?
Si può giocare bene cento volte, costruire azioni su azioni ma poi bisogna anche concretizzare e portare a casa punti altrimenti tutto rischia di restare vano. E ok che non è il momento di fare drammi perché comunque, nonostante tutto, le classifiche non sono poi mica così male (in serie A la vetta dista sole tre lunghezze mentre in Champions in nerazzurri sono secondi a quota 12 punti) ma adesso la rotta va cambiata. A cominciare dalla trasferta di Pisa. E chissà che d’ora in poi, Lautaro e co non siano assistiti da un po’ di … buona sorte. Dal fattore C, insomma.
