Roberto Baggio si racconta a Forbes Italia: “Passione smisurata per il calcio, dormivo con il pallone”

Il campione commenta i momenti più importanti della sua carriera calcistica

Roberto Baggio ha lasciato un grande segno nella storia del calcio. Il campione, qualche giorno fa, ha rilasciato un’intervista a Forbes Italia, disponibile su Youtube, in cui ha ripercorso alcune tappe salienti della sua vita personale e calcistica.

“Sono cresciuto sin da bambino con il sogno di disputare la finale dei Mondiali contro il Brasile”, ha rivelato il “codino d’oro”, che ha ricordato di aver disputato tre Mondiali. “In Italia siamo arrivati terzi vincendo sei partite e pareggiandone una. Ho perso tre Mondiali ai rigori: non semplice da digerire”.

Quando si parla di Roberto Baggio, il pensiero di molti corre a quel maledetto tiro dal dischetto sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994. “Mi sentivo di rappresentare l’Italia, quello di vincere la finale dei Mondiali era un obiettivo che rincorrevo sin da piccolo, non avrei mai pensato che sarebbe andata così. Quell’episodio è sicuramente l’amarezza più grande della mia carriera da calciatore, mi porto quel peso dentro ancora oggi”.

Nel 1993 Baggio ha vinto il Pallone d’oro. “Ricordo che mi trovavo a Coverciano per uno stage con la Nazionale, era metà dicembre e mancava poco a Natale. Mi comunicarono che avrei avuto la possibilità di vincere il Pallone d’oro. Per me è stato un riconoscimento importante, ma inaspettato”.

Al cronista di Forbes Italia Baggio ha raccontato che non pensava di avere un talento particolare. “Più che altro sentivo i discorsi degli altri su di me, ma personalmente sentivo solo di avere una passione smodata per il calcio, difficile da spiegare. Da piccolo dormivo anche con il pallone accanto”.

Roberto Baggio ha dovuto affrontare momenti bui e difficili nella sua carriera (costellata fa numerosi infortuni) ma grazie al buddismo- a cui si è avvicinato nel lontano 1988- li ha superati con grande coraggio e forza di volontà. “La vita deve essere accompagnata dalla speranza, altrimenti non c’è luce”, ha dichiarato.

A 18 anni ha subito un intervento chirurgico che in seguito ha condizionato la carriera. Un’altra delusione forte è stata l’esclusione dai Mondiali del 2002. Trapattoni si giustificò dicendo che aveva paura che si facesse male.

Baggio è invece molto grato a Carlo Mazzone, l’allenatore che credette in lui e lo portò a giocare nel Brescia. “Avevo lasciato l’Inter di Champions, nessuno mi voleva, il mio cartellino costava zero. Mazzone mi chiamò, e da lì furono quattro anni strepitosi”.

L’umiltà è una dote che non è mai mancata a lui, e forse a tutti i campioni del calcio di una volta. “Ho sempre cercato di essere coerente con me stesso, credo che avere una linea di condotta sia importante nella vita”, ha concluso.

Roberto Baggio | L'uomo dietro l'icona
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