Bastoni ammette: “Ho accentuato il contatto e mi prendo le mie responsabilità”

Il difensore dell’Inter rompe il silenzio sulla simulazione e il rosso a Kalulu: “Ho sbagliato ed è giusto dirlo. Ma le minacce alla mia famiglia e all’arbitro sono inaccettabili”

Nelle ventre dell’impianto del Bodo Glimt, sotto gli occhi della dirigenza e dei leader dello spogliatoio, è andata in scena la versione di Alessandro Bastoni che tutti aspettavano. Accanto al presidente Beppe Marotta si sono presentati anche il capitano Lautaro Martínez e il suo vice Nicolò Barella: una presenza dal peso specifico evidente, quasi a voler ribadire compattezza e sostegno. L’Inter, insomma, si è mostrata unita attorno al proprio difensore, finito al centro delle polemiche negli ultimi giorni. Nel gelo norvegese, Bastoni ha rotto il silenzio e ha affrontato direttamente il tema della presunta simulazione di sabato sera, scegliendo parole nette e senza cercare scorciatoie.

L’ammissione

Il difensore ha spiegato innanzitutto il motivo della sua presenza in conferenza stampa pre playoff di Champions League contro il Bodo: «Ho voluto essere qua perché si è parlato molto anche più di quanto immaginassi di quello che è successo sabato. Ho aspettato qualche giorno per rivedere quanto successo e capire le differenze rispetto a quanto vissuto live sul campo». Poi l’ammissione, chiara e senza giri di parole: «Ho sentito un contatto con il braccio che rivedendolo è stato sicuramente accentuato da parte mia. Sono qua per ammetterlo e prendermi le mie responsabilità ma la cosa che più mi dispiace è il comportamento successivo a quello che è successo. Penso che ogni essere umano abbia il diritto di sbagliare ma abbia altrettanto il dovere di riconoscerlo”.

Le conseguenze e gli attacchi social

Il centrale nerazzurro ha però sottolineato ciò che lo ha ferito maggiormente, spostando il focus sulle conseguenze dell’episodio tanto discusso. Il difensore nerazzurro, infatti, non ha nascosto la durezza degli ultimi giorni, segnati da attacchi sui social (è stato costretto a chiudere anche quello di sua moglie ndr) con parole pesanti andate ben oltre il campo: “Dal punto di vista personale non mi ha segnato più di tanto. Siamo persone esposte e abituati a questo tipo di pressioni e gogna mediatica, così come lo ha definita giustamente il mio presidente Marotta. Mi dispiace invece tantissimo più per mia moglie e mia figlia che è piccola e ancora non capisce la situazione. Mia moglie si è trovata con diversi commenti con minaccia di morte e auguri di malattie che non stanno né in cielo né in terra. Questo atteggiamento va condannato, così come mi dispiace per l’arbitro Lapenna che ha subito le stesse cose. Magari loro sono meno abituate ad essere così esposte”.

La voglia di ripartire

Infine, uno sguardo al campo e al futuro immediato: “Mentalmente sto bene. Non vedo l’ora di giocare, anzi meglio che arrivi una partita importantissima per lasciarmi tutto alle spalle”.

Bastoni ha poi concluso richiamando un precedente: “È successa la stessa cosa, a parti inverse, quando è stato dato il rigore a tempo scaduto al Liverpool. In quel caso nessuno andò contro Florian Wirtz per la simulazione e fu proprio il mister Cristian Chivu a dirmi di non dare modo all’arbitro di concedere una massima punizione a nostro sfavore. È stato molto coerente nel dire la stessa cosa nel caso Kalulu. Adesso però c’è solo tanta voglia di scendere in campo. Sono pronto per giocare”.

Parole che chiudono il caso sul piano personale e rilanciano la concentrazione sul campo: ora, per Bastoni e per l’Inter, l’unica risposta possibile resta quella da dare con le prestazioni a cominciare dall’insidiosa gara di Bodo.

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