C’è un’immagine che resta impressa più del gol: Victor Osimhen che segna ai supplementari, elimina la Juve e resta immobile. Niente braccia al cielo, nessuna corsa sotto la curva. Un gesto che ha colpito lo Stadium e acceso immediatamente le interpretazioni: per un attimo, tra i tifosi bianconeri, si è fatta strada persino l’idea che quel silenzio potesse essere un indizio di mercato, quasi un segnale in vista di un possibile trasferimento a Torino nella prossima stagione.
La realtà, però, è stata spiegata dallo stesso attaccante nigeriano pochi minuti dopo il triplice fischio: “Non c’era bisogno di esultare. Penso sia importante rispettare un uomo al quale ho voluto bene e che ha avuto una parte importante nella mia carriera”. Parlo ovviamente di Spalletti”.
Il riferimento è a Luciano Spalletti, attuale allenatore della Juve con cui Osimhen ha vissuto le stagioni più esaltanti a Napoli. Parole cariche di riconoscenza che confermano un legame umano prima ancora che professionale: “Ha tirato fuori il meglio di me, ci teneva talmente tanto che dormiva al campo. Sono in debito con lui”.
Un tributo sincero, che si affianca alla stima dichiarata per l’attuale tecnico del Galatasaray, Okan Buruk, definito dall’attaccante “il miglior tecnico della Turchia”.
Qualificazione sudata
La partita, del resto, è stata più sofferta di quanto dica il risultato. Il Galatasaray ha faticato anche in superiorità numerica, lasciando spazio al ritorno della Juventus e rischiando di complicarsi la serata. Lo stesso Osimhen non ha nascosto l’analisi lucida e autocritica: “Abbiamo giocato male, pure con l’uomo in più. Non c’era la necessità di celebrare la rete. Non sono quel calciatore che nasconde le emozioni. Ho visto tutta questa gente che applaudiva la Juve…”. Un’atmosfera particolare, quasi da finale, con il pubblico bianconero capace di spingere la squadra fino all’ultimo. Poi il colpo decisivo, quello che ha chiuso i conti. Osimhen se n’è andato sotto la curva senza euforia, quasi in punta di piedi. Felice per la qualificazione, ma distante da qualsiasi provocazione. “Sono contento della vittoria e di aver passato il turno”, ha concluso. Il gol pesa, eccome. Ma ancora di più pesa quel silenzio, che in una notte di Champions ha raccontato rispetto, riconoscenza e forse anche un pizzico di maturità in più.
