Per la Formula 1 l’annata 2026 era preannunciata come una stagione di rivoluzione, e così è stata, almeno finora. La stagione 2025 – e, più in generale, l’era dell’effetto suolo – si era chiusa con Norris e Verstappen protagonisti assoluti, davanti a tutti in classifica, separati da due soli punti alla fine dello scorso campionato; ironia della sorte, si entra nella pausa estiva dopo che l’ultimo Gran Premio, quello dell’Hungaroring, ha visto Norris e Verstappen davanti a tutti, ma solo per una “casualità”, visto che nelle undici gare precedenti dell’annata ‘26 lo spartito è stato ben altro. È stato, ad oggi, perlopiù un duetto Mercedes vs Ferrari, con il marchio tedesco a fare da voce principale (grazie a un mezzo eccezionale e ad un Andrea Kimi Antonelli sugli scudi) e la Scuderia di Maranello a fare da controcanto (per la Rossa a risaltare è un Hamilton sugli scudi). Dopo metà campionato, sono tanti gli spunti che si possono ricavare, ma ce ne sono cinque che più degli altri è interessante sottolineare.
Kimi Antonelli è fatto di un’altra pasta
Nella tragedia di William Shakespeare Julius Caesar, nella seconda scena del terzo atto, Marco Antonio, uno dei triumviri successori di Cesare, dice, a proposito di lui, “Ambition should be made of sterner stuff”: l’ambizione dovrebbe essere sostenuta da una tempra forte. Beh, per Antonelli la questione (non) si pone: non solo il pilota bolognese quest’anno ha fatto un salto quantico con la naturalezza dei predestinati, ma ha anche saputo sostenere i momenti più difficili. Dopo i problemi tecnici di Montmelò e Silverstone, all’interno di momenti che per Antonelli avrebbero potuto essere di svolta definitiva per la stagione, sarebbe stato facile abbattersi e lasciarsi andare allo scoramento; dopo entrambe le defaillances, invece, AKA si è rilanciato alla grandissima, ottenendo risultati importanti subito dopo. Non è da sottovalutare, soprattutto per l’episodio avvenuto sul circuito catalano, il contesto di contorno: Antonelli si è ritirato a pochissimi giri dalla fine, appena dopo aver vinto il duello intestino contro Russell in maniera netta e perentoria dopo aver sofferto per un intero week-end. Questa vittoria “morale” può aver dato una convinzione e una consapevolezza rassicuranti ad Antonelli. Anche il week-end ungherese è indicativo della precocissima maturità di Antonelli: nonostante Mercedes fosse in difficoltà sul circuito mitteleuropeo rispetto a McLaren e Ferrari, Kimi ha letto i momenti della corsa alla perfezione, ha resistito al ritorno assatanato di Hamilton e ha portato a casa un 3° posto preziosissimo in ottica mondiale. Sarebbe facile parlare delle vittorie e della velocità, ma la grandezza di Kimi Antonelli è più profonda, è sottilissima e sta nei dettagli.
Lewis Hamilton ha ancora tanto da dare
In quanti erano pronti a recitare il de profundis per Sir Lewis? Tantissimi. La scorsa stagione, con le tante ammissioni di colpa e i pochissimi risultati, avevano visto un Hamilton svuotato, incapace di esprimersi al meglio su una Ferrari a sua volta in evidente difficoltà. L’inizio di questa stagione sembrava suggerire uno spartito simile: tanto midfield, ad eccezione della sua solita, immancabile prestazione di alto livello a Shanghai, ma dal GP canadese Hamilton si è rimboccato le maniche e ha tirato fuori dal cilindro la pasta del campionissimo: la ciliegina sulla torta è stata la grandissima vittoria al Montmelò, con un secondo stint pazzesco che gli ha regalato una vittoria strameritata. Al momento Hamilton è la prima guida Ferrari, anche se a Maranello gli equilibri sono abbastanza fluidi, ma Lewis sta (ri)conquistando sul campo la fiducia da parte di tutto il team. In questo senso, anche il feeling con Carlo Santi, suo nuovo ingegnere di pista in sostituzione di Riccardo Adami (con cui non era mai scattata la scintilla), è sembrato la scelta giusta per rilanciare le ambizioni mondiali del numero 44. Adesso Hamilton sente l’odore del sangue e, nonostante Ferrari non sia ancora al livello di Mercedes, vuole giocarsi le sue carte per il titolo mondiale.
Max Verstappen resiste, ma fa male vederlo così
La Red Bull ha palesemente “sbagliato la macchina”, come si dice in queste circostanze, anche se paradossalmente il motore migliore sembra averlo proprio lei. Dopo una stagione di rincorsa, che l’ha visto soprattutto protagonista nella seconda parte di campionato, Verstappen si è trovato a lottare contro una monoposto inadatta, inaffidabile e incapace di esprimere un potenziale elevato, sebbene per assurdo più guidabile anche per il compagno di box di Max (un ottimo Isack Hadjar, al momento tra le note più liete della stagione), cosa che non si poteva dire per molte delle precedenti auto della casa di Milton Keynes. I risultati che Verstappen sta raccogliendo, in particolare nei due mesi estivi prima della pausa, sono frutto di strategie giuste, buone qualifiche (anche se il Max fortissimo in qualifica degli scorsi è ben lontano) e un’attenta gestione degli pneumatici. Ma non è questo il Verstappen che siamo abituati a vedere, e non è questo il Verstappen che merita la Formula 1: le sue motivazioni sono al minimo storico, complice anche un regolamento cervellotico che mette in seria difficoltà i piloti, che spesso si ritrovano a non avere kilometri in tratti veloci (per citare solo uno dei tanti problemi creati dalle nuove regole). Sarà fondamentale, nei mesi a venire, vedere un Verstappen più motivato e coinvolto per mantenere nel paddock quello che è un vero e proprio patrimonio della Formula 1.
I giovani(ssimi) continuano a crescere, e sono la linfa della Formula 1
Nella linea verde della Formula 1 non ci sono solo lo scontato Antonelli e il succitato Hadjar, che sta sfoderando una continuità da applausi da due mesi a questa parte (posizione media 5,6 da Montreàl in poi, mai sotto il 6° posto in gara). Risulta doveroso citare anche altri piloti, su tutti un eccellente Gabriel Bortoleto, che sta andando oltre il valore di un’Audi non ancora competitiva: 10 punti in campionato – 8 in più del compagno di squadra Hulkenberg – a cui unire tanti undicesimi posti, che non fanno punteggio ma sono indice di continuità, frutto di rimonte importanti dopo piazzamenti in qualifica poco edificanti. Era partito benissimo Bearman, con 18 punti nelle prime cinque gare e tanti piazzamenti, ma adesso sembra essersi perso, complice anche una Haas in grande difficoltà. Da applausi, infine, la stagione di Arvid Lindblad, unico rookie del 2026, che alla guida della Racing Bulls (eccezionale anche la stagione del team di Faenza) sta andando a punti da sei gare consecutive, gestendo sempre bene le gare. È una Formula 1 in pienissimo ricambio generazionale, quella degli ultimi due anni.
Aston Martin è un flop epocale
Spiace dirlo, ma Adrian Newey ha costruito una macchina fallimentare. La monoposto guidata da Fernando Alonso (autore di un miracoloso punto a Montecarlo) e Lance Stroll si sta dimostrando disastrosa su tutta la linea. Difficilissima da guidare, inaffidabile e dalle basse prestazioni: il flop della casa inglese è decisamente peggiore di quello di Cadillac, che è sì ultimissima ma ha mille attenuanti. Difficile trovarne, invece, per AM, che ha scelto consapevolmente (?) il motore Honda, ha costruito l’auto con largo anticipo, per trovarsi quasi nelle stesse condizioni dei competitor americani. Poco, pochissimo altro da aggiungere. Il “buon” week-end ungherese (che ha visto le Aston 13° e 14°) può essere uno spiraglio di luce, ma c’è ancora tantissimo da lavorare per creare una macchina decente e competitiva.
