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Morto dopo la ginocchiata in campo: ecco perchè il cuore si è fermato
Morto dopo la ginocchiata in campo: ecco perchè il cuore si è fermato
L'analisi del medico legale Carlo Russo Frattasi sul caso di Jesus de Miguel Alameda
«Il cuore si ferma per un motivo meccanico e non cardiaco». A spiegarlo è il professor Carlo Alessandro Russo Frattasi, chirurgo ortopedico e medico legale all'Università di Torino, intervistato di recente sulla morte di Jesus de Miguel Alameda.
L'attaccante di 30 anni dell'Unione Deportiva Tenerife è morto dopo lo scontro avvenuto al 96' della partita contro l'Andorra, quando ha ricevuto una ginocchiata al torace nel contrasto con il portiere avversario Jesus Owono.
Un'uscita giudicata dall'arbitro meritevole di espulsione diretta, avvenuta lunedì 2 novembre allo stadio Heliodoro Rodríguez López di Santa Cruz.
Frattasi definisce l'incidente «un trauma ad altissima energia, raro nel calcio». In questo tipo di impatto, spiega, il torace viene schiacciato contro la colonna vertebrale, con effetti gravissimi sul cuore.
Anche se dopo i primi soccorsi l'organo aveva ripreso a battere, il problema era già altrove: la mancanza di ossigeno al cervello, che può provocare danni irreversibili in pochi minuti.
Il medico sottolinea anche l'eccezionalità del caso: non risulterebbero precedenti simili in letteratura. Di solito, negli scontri di gioco, i calciatori vengono proiettati via; qui invece l'energia dell'urto è rimasta concentrata sul punto dell'impatto.
Sul tema della prevenzione, Frattasi esclude che protezioni simili a quelle usate nel rugby possano essere una soluzione: «Si tratta di una combinazione irripetibile. Non sarebbe efficace introdurre protezioni nel calcio».
La vicenda ha riacceso il dibattito sugli incidenti mortali nello sport, spesso associati a problemi cardiaci preesistenti. In questo caso, invece, la causa è stata un trauma diretto e violento, non una patologia.