7 maggio 1978: nel giorno in cui il Lanerossi Vicenza festeggia il miglior piazzamento di sempre per una neopromossa in Serie A, riviviamo il miracolo sportivo che scosse il calcio italiano.
Nel 1977 il Vicenza di Giovan Battista Fabbri è tornato in Serie A dopo un solo anno di purgatorio in cadetteria. L’allenatore imolese, già artefice del successo in Serie B, decide di rivoluzionare il suo schieramento: Paolo Rossi, rapito dal suo fiuto per il gol, viene spostato dal ruolo di ala destra a quello di centravanti. Nonostante le perplessità dovute ai tre interventi al menisco e a una fisicità tutt’altro che imponente, “Giobatta” aveva colto un talento destinato a esplodere.
La costruzione della “macchina da gol”
Il presidente Giuseppe “Giussy” Farina affianca a Fabbri un organico studiato per competere con le grandi. Dopo un avvio stentato (tre punti nelle prime cinque giornate), la squadra ritrova fiducia con l’ingaggio di Franco Cerilli e Mario Guidetti. Il modulo evolve in un moderno 4-3-3 di chiara ispirazione olandese: difensori propositivi, centrocampisti dinamici e ali di spinta; il tutto coronato da un attacco affidato a Rossi, già capocannoniere con 21 reti in Serie B.
La marcia trionfale e lo show del “Real” Lanerossi
Il 4-2 a Bergamo contro l’Atalanta alla sesta giornata segna la svolta: da quel momento il Vicenza non conosce più sconfitta fino alla fine del girone d’andata. In un’Italia calcisticamente dominata dal catenaccio, il Lanerossi regala spettacolo e conquista il soprannome di “Real” Vicenza. Alla 12ª giornata i biancorossi sono terzi con 16 punti, a un solo punto da Juventus e Milan.
Il duello per la seconda posizione
Nel girone di ritorno la Juventus conferma la sua imbattibilità, ma alle sue spalle la lotta è accesa. A quattro giornate dal termine, il Lanerossi occupa il quarto posto, ma tre successi consecutivi permettono di arrivare all’ultimo turno in vantaggio sul Torino per il podio. Il 2-0 patito con i bianconeri è indolore: il pareggio senza reti dei granata a Verona consegna al Vicenza la seconda piazza e l’accesso alla Coppa UEFA.
L’apoteosi di “Pablito” e le conseguenze
Paolo Rossi, con 24 gol, si laurea capocannoniere del torneo e si prepara a diventare l’eroe della Nazionale. I tifosi, sottoscrivono oltre 8.000 abbonamenti biennali, garantendo alla società liquidità preziosa. Farina, spinto dall’entusiasmo popolare, sborsa 2,6 miliardi di lire per acquisire a titolo definitivo Rossi, valutato oltre cinque miliardi.
Il declino e l’eredità storica
Nonostante l’investimento record e la fama conquistata, il Lanerossi non riesce a ripetersi: cessioni forzate, eliminazione precoce in Coppa UEFA contro il Dukla Praga e retrocessione in Serie B mettono fine all’illusione. Tuttavia, il 1978 rimane scolpito nella memoria degli appassionati come l’anno in cui una piccola realtà riscrisse le regole del calcio italiano.
