Inter, la rivoluzione silenziosa di Chivu

Una straripante vittoria per 5-0 contro il Torino, il clamoroso tonfo interno contro l’Udinese e, seppur immeritata, la sconfitta contro la Juventus: appena tre punti nelle prime tre partite. Un avvio non all’altezza, che ha dato forza a molti (non tutti) leoni da tastiera di condannare già mister Chivu.

In mezzo, la prova di forza — o, come direbbe proprio mister Chivu, di maturità — contro l’Ajax in Champions League. I nerazzurri ad Amsterdam hanno dimostrato di saperci stare in Europa: le due finali negli ultimi tre anni non sono certo casuali. Una prova convincente, anche se alcuni meccanismi devono ancora essere rodati. Un’Inter capace di gestire i momenti. La sensazione, usando un’immagine, è quella di vedere ancora un malato in fase di guarigione. Chivu sta cercando di capire se sta usando i medicinali giusti. Ma intanto l’Ajax ha ridato ossigeno.

Ma domenica, a San Siro, bisogna subito azzerare tutto: arriva il Sassuolo. Quel “maledetto” Sassuolo. L’ultima volta a Milano — il 27 settembre 2023 — finì 2-1 per i neroverdi. Al gol iniziale di Dumfries risposero Bajrami e Berardi, mandando ko la squadra allora allenata da Inzaghi. I numeri preoccupano l’ambiente interista: negli ultimi cinque confronti, il Sassuolo ha vinto in ben tre occasioni. Sì, sono “solo” dati, ma meglio dargli la giusta attenzione. L’Inter non può permettersi passi falsi: non vincere significherebbe già allontanare il sogno Scudetto.

Non siamo dentro lo spogliatoio, ma è certo che Chivu avrà fatto notare come non siano ammessi altri errori. Bisogna rimettersi in carreggiata.

A proposito di Chivu: osannato dopo le vittorie, condannato dopo le sconfitte. Ma va riconosciuto a Chivu un atteggiamento di grande rispetto verso il gruppo. Non è un dettaglio da poco: da ex calciatore, e soprattutto da ex capitano dell’Ajax a soli 20 anni, sa bene cosa significa guidare uno spogliatoio e come si costruisce la fiducia di una squadra. Quella di Chivu è una rivoluzione “silenziosa”: alcuni meccanismi tattici sono diversi rispetto al passato. La squadra cerca con più insistenza la verticalizzazione sulle punte e un po’ meno la spinta dei quinti. Anche i cambi, però, raccontano qualcosa di diverso: non esistono più intoccabili, come accadeva nell’era Inzaghi. I vari Çalhanoğlu, Barella, Lautaro e Mkhitaryan sono stati sostituiti senza problemi. Da notare anche l’inserimento molto graduale dei singoli.

Contro il Sassuolo è, a tutti gli effetti, la prima “finalina” della stagione. Un crocevia anticipato: vincere per rimettere in carreggiata classifica, morale e ambizioni.

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