Tebas: “Italia fai presto!”

Tebas, presidente della Liga, racconta la sua visione di calcio in un'intervista alla Gazzetta dello Sport

Javier Tebas racconta il suo calcio in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

L’Italia sta perdendo il treno

Il Presidente della Liga Spagnola insiste da tempo sul gap economico e strutturale tra la Liga e la Serie A, sottolineando come il calcio italiano, a suo giudizio, non stia sfruttando appieno il suo potenziale di stadio, brand e diritti tv, “perdendo il treno” rispetto a Premier e Liga.

Tebas ha ribadito che ” la sostenibilità passa da regole rigide su salari, controllo dei conti e lotta alla pirateria, campi in cui la Spagna può far da modello e l’Italia come sistema in ritardo. In Spagna abbiamo ridotto il mercato illegale del 60% il mercato illegale e la cosa inizia a riflettersi sul consumo della tv a pagamento. È stata fondamentale una sentenza giuridica che ci permette il blocco in diretta dell’usuario. Questa è una cosa che interessa tutti, quando interveniamo in Sud America aiutiamo anche gli altri campionati europei e la Champions League. Come Liga investiamo 10 milioni di euro su questa lotta.”​

All’Italia manca una governance

Secondo Tebas, il rischio per la Serie A è restare invariabilmente seconda fascia nel posizionamento globale del prodotto, soprattutto se non riuscirà ad aumentare i ricavi domestici ed esteri dei diritti televisivi. La sua linea è chiara: senza una governance forte e riforme strutturali, i club italiani faranno sempre più fatica a reggere la concorrenza dei grandi campionati in termini di ingaggi, investimenti e attrattività internazionale.

La causa del Real all’UEFA? Una barzelletta

Sul fronte Superlega, il nodo centrale è la richiesta di risarcimento che il Real Madrid, insieme ad A22, sta preparando contro la UEFA per un valore stimato in circa 4-4,5 miliardi di euro, tra mancati incassi da biglietteria, diritti tv e attività commerciali.

Il club di Florentino Pérez accusa Nyon di aver abusato della propria posizione dominante, ostacolando in modo illegittimo il progetto Superlega e causando un danno economico e d’immagine considerevole.

Le cifre emerse parlano di un conto “monstre” basato su proiezioni di guadagni persi nel medio periodo, destinato a finire davanti ai giudici di Madrid dopo le sentenze che hanno già messo in discussione il monopolio UEFA.

In parallelo, A22 ha avviato un’azione legale autonoma che, sommata a quella del Real, porta la richiesta complessiva oltre i 4,5 miliardi di euro, aprendo uno scenario potenzialmente esplosivo per il governo del calcio europeo.

Tutto ciò è definito: “una barzelletta. Potranno richiedere i danni per le spese sostenute, ma la cifra è fuori discussione. Tutto ciò lo faranno per fare pressione sull’UEFA per destabilizzare il mondo sportivo, ribaltare le regole e concentrare i ricavi in pochi club. La Superlega non è una cosa seria, così come non è serio chi sostiene il calcio gratis: non è sostenibile, il mercato pubblicitario del calcio è saturo.”.

Il calciomercato deve essere sostenibile

Un pensiero anche sul calciomercato:

“Ci sono Paesi che creano inflazione nei mercati e nei salari. Noi dobbiamo proteggere i nostri club anche con le nostre regole che qualcuno ha definito restrittive. Abbiamo speso come Liga 666 milioni di euro, 5 volte in meno della Premier. Ma da noi le squadre spendono perchè possono, non creando debito.”.

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