“Cuesta sì, Cuesta no. A Parma sono giorni caldi, si deve decidere se confermare o meno l’allenatore spagnolo”. Si apre così l’articolo de La Gazzetta dello Sport che analizza il futuro della panchina crociata. Da un lato, come sottolinea il quotidiano, “Cuesta può mettere sul tavolo i risultati, e quelli sono dalla sua parte. Alla sua prima esperienza da allenatore, ha dimostrato una buona capacità di adattamento e un sorprendente pragmatismo”.
Dall’altro, però, ci sono i nodi legati al gioco espresso: “Il pubblico del Tardini, che è di palato fino come quello del Teatro Regio – dove non perdonarono un errore nemmeno al maestro Pavarotti –, è soddisfatto per la salvezza raggiunta, ma non per lo spettacolo ammirato”.
La salvezza, conquistata con ben quattro giornate d’anticipo, è stata accompagnata dalla valorizzazione di diversi elementi della rosa. Risultati che registrano la soddisfazione della società, ma che lasciano spazio ai dubbi sul futuro.
Il tecnico spagnolo è legato al club da un contratto fino al 2027 (con opzione per un’ulteriore stagione), ma dopo la sfida contro il Sassuolo ci si siederà a un tavolo. La volontà di confrontarsi è già stata espressa sia dall’allenatore che dall’amministratore delegato Cherubini, anche se l’impressione è che il presidente Krause non si incatenerà ai cancelli del Tardini pur di trattenere Cuesta.
Se dovesse consumarsi l’addio, i primi nomi per la successione portano a Ignazio Abate, fresco di eliminazione dai playoff con la sua Juve Stabia, e Alberto Aquilani, impegnato con il Catanzaro nella storica finale playoff di Serie B.
Bilanci, valutazioni e programmazione. Insomma, l’ordinaria amministrazione di ogni fine stagione
