“Guardiola scriveva già le formazioni”: le dichiarazioni di Maldini al Corriere della Sera

Paolo Maldini intervista Corriere della Sera: la verità sull'addio alla Nazionale e retroscena su Malagò

Esplode una vera e propria bufera nei vertici del calcio italiano. Nel corso di un’ampia ed esclusiva intervista concessa ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, l’ex capitano e storico dirigente Paolo Maldini ha deciso di rompere il silenzio, rivelando retroscena inediti sui sedici giorni vissuti da direttore tecnico in pectore della Nazionale italiana di calcio e spiegando i motivi che lo hanno spinto alle dimissioni irrevocabili prima ancora di firmare il contratto quadriennale.

Lo scontro frontale Maldini-Malagò: «Patti non rispettati, fiducia venuta meno»

Alla base della rottura definitiva tra l’ex bandiera rossonera e il vertice federale c’è una profonda divergenza di vedute e la violazione degli accordi iniziali stabiliti con il presidente del CONI Giovanni Malagò. Maldini ha chiarito che il progetto iniziale non doveva limitarsi alla gestione immediata degli azzurri, ma doveva rappresentare una vera e propria rifondazione strutturale del movimento calcistico italiano, sviluppata su un arco temporale di otto-dieci anni insieme a Leonardo.

L’intesa preliminare prevedeva la piena ed esclusiva autonomia della nuova direzione tecnica nella scelta del commissario tecnico. Tuttavia, il cambio di rotta improvviso imposto dalle dinamiche federali ha fatto crollare le garanzie concordate. Il punto di rottura si è verificato quando a Maldini e Leonardo è stato comunicato che la scelta dell’allenatore sarebbe stata avocata direttamente al presidente, lasciando alla direzione tecnica soltanto il compito di avallare la decisione finale, condizione ritenuta del tutto inaccettabile dall’ex difensore.

Da oggi l’allenatore lo scelgo io

Durante la lunga intervista, Paolo Maldini ha ricostruito con estrema precisione i passaggi cruciali del colloquio e le ragioni che lo hanno spinto all’addio svelando le dinamiche dei loro rapporti:

I patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto. Malagò mi ha chiamato a Pasqua e io gli ho dato la mia disponibilità. Per prima cosa gli ho chiesto: “Il ct chi lo sceglie?”. E lui mi ha risposto: “Lo scegliete voi, io lo avallo”. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse… Malagò ha telefonato a me e a Leonardo per dirci: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io, voi avallate”. Ma se ho una mansione e una responsabilità, questo è un discorso inaccettabile. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme.

Guardiola era entusiasta

Tra i retroscena emersi dalla trattativa c’è il tentativo concreto di portare sulla panchina azzurra uno degli allenatori più vincenti della storia moderna. Maldini ha raccontato per la prima volta i dettagli del colloquio personale avuto a Barcellona con Pep Guardiola, evidenziando la straordinaria disponibilità dell’allenatore catalano e l’ostacolo finale che ha impedito la fumata bianca:

«Siamo andati a Barcellona io e Leonardo e siamo stati un giorno intero con Guardiola. Abbiamo parlato di tutto, della prima squadra e dell’Under 17. Lui si è messo a fare la formazione sui fogli. Ci ha detto che l’aspetto economico per lui non era fondamentale, ma alla fine ci ha confessato di essere prostrato dopo dieci anni intensi di Premier League e di sentire la necessità di fermarsi per prendersi un anno sabbatico. Resta l’orgoglio di aver visto un gigante del calcio così entusiasta del nostro progetto per la Nazionale.

E poi la scelta Pirlo

Dopo la rinuncia di Guardiola e l’impossibilità legale di virare su tecnici sotto contratto con club della Serie A, la scelta della direzione tecnica era caduta con convinzione su Andrea Pirlo. Maldini ha spiegato con chiarezza la dinamica che ha portato all’individuazione dell’ex compagno di squadra e l’amarezza per la gestione finale del caso:

Chiusa l’ipotesi Guardiola e verificato che non potevamo prendere allenatori sotto contratto come De Rossi o Grosso per gli accordi con la Serie A, abbiamo individuato in Andrea Pirlo il profilo ideale per visione, autorevolezza e conoscenza del calcio internazionale. Quando è emerso il nodo dei contratti pubblicitari pregressi, Andrea si è detto subito disposto a risolvere qualsiasi pendenza per vestire la maglia azzurra. Poi è arrivata la telefonata di Malagò che ha bloccato tutto e ha preteso di decidere in prima persona. A quel punto, io e Leonardo abbiamo capito che il nostro ruolo era stato svuotato di senso e ci siamo dimessi in 24 ore.

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