Cinque sostituzioni a disposizione per ogni partita, quasi la metà degli undici titolari che può essere cambiata prima del fischio finale. Da quando la regola è diventata strutturale, la panchina ha smesso di essere una riserva d’emergenza ed è diventata una voce di bilancio a tutti gli effetti. È il punto da cui parte, con insolita franchezza per un dirigente sportivo, Federico Cherubini.
Oggi amministratore delegato del Parma dopo essere stato tra gli artefici del progetto Juventus Under 23, il dirigente ha raccontato di analisi interne condotte proprio sul costo delle rose profonde in Serie A. Dal ventesimo calciatore in rosa in poi, ha spiegato, il minutaggio crolla ma i costi restano quelli di un mercato esterno, perché quegli slot vengono quasi sempre riempiti con acquisti anziché con prodotti del vivaio. È la soglia attorno a cui ruota l’intero studio che segue, che possiamo definire per comodità Soglia Cherubini.
Il valore finanziario delle panchine e la trappola dei costi fisso-variabili
Per comprendere la portata economica del problema serve una prospettiva di scala. Secondo le stime del CIES Football Observatory sul valore di trasferimento aggregato delle rose dei novantotto club dei cinque maggiori campionati europei, il Manchester City guida la classifica con un valore complessivo attorno a 1,30 miliardi di euro, davanti al Manchester United con 1,16 miliardi e al Chelsea con 1,11 miliardi. Il Barcellona è la squadra più valutata fuori dalla Premier League con 991 milioni, seguito da Juventus con 829 milioni, Bayern Monaco con 777 milioni e Paris Saint-Germain con 603 milioni.
Sono numeri che riguardano l’intera rosa, non solo la parte profonda, ma danno la misura di quanto capitale sia immobilizzato proprio negli slot che, secondo la tesi di Cherubini, rendono meno in campo di quanto costino a bilancio.
LaLiga e il modello spagnolo delle seconde squadre come infrastruttura
In Spagna il tema delle seconde squadre a basso costo, che Cherubini vorrebbe importare in Italia, è già un’infrastruttura consolidata ed estremamente efficiente. Attingere dal vivaio non è una scelta d’emergenza, ma una norma strategica per riempire gli slot dal ventesimo in poi a costo zero.
Real Madrid Castilla e Barcellona Atlètic militano da anni nelle categorie inferiori del calcio professionistico spagnolo. Quando al Barcellona si infortuna un panchinaro, la società non acquista un profilo medio da dieci milioni, ma attinge dalla seconda squadra: i lanci di Alejandro Balde, Gavi, Fermín López e Pau Cubarsí nascono esattamente da questa fluidità.
Il caso limite resta l’Athletic Bilbao, dove circa l’ottanta per cento della rosa proviene dal vivaio di Lezama e la squadra riserve gioca in quarta serie. L’Athletic è l’unica squadra, insieme a Real Madrid e Barcellona, a non essere mai retrocessa, pur attingendo da un bacino di reclutamento limitato a circa tre milioni di abitanti. Se la Soglia Cherubini misura quanto costa esternamente riempire gli ultimi slot di rosa, l’Athletic è il modello in cui quel costo tende strutturalmente a zero.
Bundesliga e il sistema delle squadre riserve contro il rischio infortuni
La Germania è, secondo il report Howden, il campionato con il tasso di infortuni più alto tra i cinque grandi d’Europa, con oltre seimila casi negli ultimi cinque anni. Per questo motivo, il sistema è strutturato in modo da annullare la dipendenza da riserve esterne costose.
Per ottenere la licenza di Bundesliga, i club devono soddisfare criteri rigidissimi sui centri di formazione giovanile. La stragrande maggioranza dei club, da Bayern Monaco a Friburgo, schiera una squadra riserve in Regionalliga, cioè la quarta serie, il livello esatto che Cherubini propone di replicare in Italia partendo dalla Serie D.
L’inserimento di Aleksandar Pavlović nelle rotazioni della prima squadra del Bayern Monaco, passato dalla seconda squadra alla titolarità senza costi di cartellino, dimostra come attingere a un serbatoio interno riduca la voce di costo che Cherubini individua come la vera falla della panchina profonda.
Premier League tra spese per rotazioni e vincoli Homegrown
In Inghilterra il discorso sulla panchina profonda si intreccia con infortuni e norme di tesseramento. È il campionato che spende di più per le rotazioni, con oltre cinquemila infortuni negli ultimi cinque anni e un costo salariale d’infermeria da 1,38 miliardi di euro, guidato dal Manchester United con oltre 179 milioni di costi medici.
Tuttavia, le regole sui giocatori cresciuti nel vivaio nazionale, che impongono almeno otto profili homegrown su venticinque, e il sistema delle Academy Under 21 spingono club di vertice come il Manchester City a usare la parte profonda della rosa per valorizzare giovani come Rico Lewis e Oscar Bobb, oppure per generare plusvalenze fondamentali per il Fair Play Finanziario.
Sul fronte opposto, il Brighton si conferma il modello d’eccellenza nell’individuare profili sottovalutati da reintegrare costantemente, evitando l’accumulo di individualità costose negli slot bassi.
Serie A e l’inversione di tendenza tra seconde squadre e giovani emergenti
Storicamente, l’Italia è rimasta indietro a causa del ritardo sulle seconde squadre, della cultura del risultato immediato e della tendenza a riempire gli slot dal ventesimo in su con prestiti o riserve costose da altri campionati. Eppure, proprio nelle ultime stagioni, la Serie A e le categorie collegate stanno mostrando un’inversione di tendenza tangibile.
Sul piano delle infrastrutture, il Parma di Cherubini propone la Serie D per le seconde squadre come investimento patrimoniale, l’Inter ha inaugurato la propria Under 23 in Serie C seguendo il solco della Juventus Next Gen e del Milan Futuro, mentre l’Atalanta resta il riferimento di scouting e plusvalenze giovanili.
Al di là dei modelli societari, sono i singoli club e gli allenatori a dimostrare che la Soglia Cherubini si può abbattere attingendo verso il basso. Il caso di Francesco Camarda e Christian Comotto al Milan evidenzia come la panchina profonda possa diventare fiducia strategica. Emblematiche le parole di Rúben Amorim su Camarda, quando ha spiegato di voler avere Camarda e nessun altro, mettendosi nella posizione di essere costretto a farlo giocare, sapendo che il ragazzo ha bisogno di sentirsi importante e di sapere che non è il terzo attaccante ma il secondo.
Alla Roma, l’esterno destro classe 2008 Emanuele Lulli è stato integrato subito come quarto esterno del pacchetto di centrocampo e lanciato titolare all’esordio contro la Fiorentina, a dimostrazione di come lo slot basso di rosa possa essere occupato con profitto da una risorsa interna.
Il Cagliari è stato invece la squadra capace di ottenere di più dai subentrati con quindici gol dalla panchina valsi quindici punti. Il caso si fa ancora più interessante analizzando profili come Mendy, Trepy, Mutandwa e Liteta, ovvero quattro giovani stranieri integrati negli slot profondi per garantire impatto fisico e risorse a costi contenutissimi. Tra Serie A e Serie B, anche realtà come il Frosinone lanciano con continuità profili come Matteo Cichella e Gabriele Bracaglia, mentre lo stesso Parma applica la filosofia di Cherubini dando spazio a giovani come Abdou Salam Konaté e Simone Lontani.
Dalla gestione tattica alla sostenibilità economica del calcio europeo
Messi in fila, i quattro campionati raccontano la stessa tensione da angolazioni diverse: la Premier League mostra quanto costi, in infortuni, non gestire bene la profondità; la Bundesliga mostra come un’infrastruttura di seconde squadre possa attutire quel rischio; LaLiga mostra il caso in cui la rosa profonda ha un costo quasi nullo o genera campioni; la Serie A mostra la transizione in atto, dal modello Cagliari capace di spremere punti dai subentrati, fino al coraggio di club come Milan e Roma nel trasformare i ragazzi del settore giovanile dal ventesimo uomo in poi.
La proposta di Cherubini di far nascere le seconde squadre italiane dalla Serie D è la formalizzazione di ciò che i dati confermano: il ventesimo giocatore di una rosa non deve più essere una spesa d’emergenza sul mercato esterno, ma il prodotto naturale di un sistema che lo ha formato in casa.
Lo studio nasce da un impianto pensato per un’analisi quantitativa esaustiva sui quattro campionati applicata a tutte le rose delle ultime due stagioni. In fase di raccolta dati si è scelto di privilegiare un campione rappresentativo di club per campionato e fonti aggregate e già verificate rispetto alla ricostruzione manuale di indici sintetici, perché i dati sugli ingaggi individuali non sono pubblicamente disponibili con precisione. Dove compaiono valutazioni economiche, si tratta di valori di mercato o di costi assicurativi salariali, non di bilanci ufficiali dei club.
