FIGC a rischio commissariamento?

Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha portato in Giunta la relazione del procuratore Taucer. Sotto esame la regolarità della candidatura e l'armonia degli statuti federali.

Lo spettro del commissariamento torna ad allungarsi minacciosamente sulla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Al centro del nuovo terremoto politico-sportivo c’è la posizione del presidente Giovanni Malagò e, in particolare, la regolarità del suo tesseramento al momento della candidatura.

Il caso in Giunta CONI: la relazione di Taucer

La vicenda ha vissuto una svolta cruciale con l’intervento del presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, che ha illustrato formalmente alla Giunta Nazionale la relazione redatta dal procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer. Nel documento, focalizzato su due pagine chiave, viene ribadito un principio cardine: “Il possesso di un valido tesseramento deve essere un requisito essenziale per la candidabilità ed eleggibilità, e la FIGC non ha concretamente applicato i principi fondamentali, violandoli”.

Le criticità sollevate dall’organo di giustizia sportiva riguardano principalmente due aspetti interconnessi: la mancata armonizzazione dello Statuto della Federcalcio rispetto ai principi generali del CONI e la legittimità della vidimazione della candidatura di Malagò.

“Il CONI è un ente pubblico e il sottoscritto un pubblico ufficiale. Per questo sono tenuto a effettuare approfondimenti giuridici rigorosi. Non dobbiamo fare il tifo, ma far rispettare le regole.”Luciano Buonfiglio (Presidente CONI)

La difesa di Malagò e il nodo dell’articolo 29

Durante la riunione della Giunta, a Giovanni Malagò è stata concessa la parola in qualità di membro CIO per esporre la propria linea difensiva. Il dirigente ha insistito sulla peculiarità e sull’unicità dei requisiti di candidabilità previsti storicamente dalla Federcalcio, l’unica a richiedere l’accredito preventivo di una componente federale come garanzia d’appartenenza.

Tale meccanismo, unito all’ambiguità interpretativa dell’articolo 29 (comma 1) — che impone di essere formalmente “in regola con il tesseramento” —, avrebbe secondo la difesa compensato il possesso della tessera ordinaria. Ciononostante, il clima politico resta incandescente.

Scenari futuri: la parola ai “giuristi di chiara fama”

Quali saranno le prossime mosse? Il CONI ha scelto la via del rigore procedurale per evitare passi falsi che potrebbero esporre l’ente a contenziosi o reazioni pesanti da parte delle istituzioni internazionali (UEFA e FIFA). L’accertamento definitivo non sarà gestito direttamente dalla Giunta, ma verrà affidato a un pool di “giuristi di chiara fama” indipendenti. Il responso degli esperti è atteso nell’arco di un paio di settimane. Se venisse confermata la violazione grave delle norme dell’ordinamento sportivo, si aprirebbe concretamente la strada all’articolo che disciplina il commissariamento degli organi direttivi federali.

Le reazioni e il posizionamento politico

Intorno alla poltrona della FIGC si muovono equilibri delicati. Da Salonicco, l’ex presidente federale Gabriele Gravina ha definito “assurdo anche solo pensare a un commissariamento, servirebbe più rispetto per la FIGC e per il suo presidente”. Dall’altra parte, alla finestra resta il governo con il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il quale non ha mai nascosto la necessità di una svolta profonda nella governance del calcio italiano.

La partita è aperta e si gioca sul filo del diritto e della trasparenza: la certezza delle regole, invocata a gran voce dal CONI, deciderà il futuro immediato dei vertici del pallone italiano.

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