Calcio Italia

FIGC, Galliani sfida Malagò: l'ombra del Governo sulla scelta

La corsa alla presidenza FIGC si intreccia con gli interessi economici della Serie A: tra Galliani, Malagò e la possibile stretta sui bookmaker.

27 ottobre 2026 13:00
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Il calcio italiano si prepara a un possibile terremoto politico ed economico. A poche settimane dalle elezioni per la presidenza della FIGC, fissate per il 14 dicembre 2026, gli equilibri sembrano improvvisamente capovolti. Giovanni Malagò, sostenuto soltanto pochi mesi fa dalla quasi totalità dei club di Serie A, potrebbe ritrovarsi a fronteggiare un avversario inatteso: Adriano Galliani.

Dietro questo cambio di rotta, tuttavia, potrebbe esserci qualcosa di più delle divergenze sulla gestione federale. Sullo sfondo emerge una questione capace di scuotere i bilanci di alcune delle principali società italiane: il futuro delle sponsorizzazioni legate agli operatori delle scommesse, un mercato che garantisce introiti milionari.

Da Malagò a Galliani: perché la Serie A cambia idea?

Soltanto quattro mesi fa, Malagò aveva conquistato la presidenza federale con il 68,58% delle preferenze, forte anche del sostegno della massima serie. Oggi quella compattezza sembra essersi dissolta.

Inter, Milan e Atalanta figurano tra le società che stanno valutando un'alternativa, mentre il nome di Galliani acquista sempre maggiore consistenza. L'ex amministratore delegato del Milan, attualmente senatore di Forza Italia, ha già completato il tesseramento come dirigente accompagnatore dell'Enotria 1908, passaggio necessario per poter presentare la propria candidatura.

Alla base delle tensioni ci sarebbero alcune scelte di Malagò, considerate troppo autonome rispetto alle aspettative dei club. Dalla gestione della Nazionale al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, una parte della Serie A avrebbe lamentato uno scarso coinvolgimento nelle decisioni federali.

Una spiegazione plausibile, ma forse non sufficiente a comprendere la portata del cambiamento.

Sponsorizzazioni e bookmaker: milioni di euro a rischio

Il nodo più delicato riguarda il Decreto Dignità del 2018, che vieta la pubblicità diretta e indiretta dei giochi e delle scommesse con vincite in denaro.

Negli ultimi anni diversi operatori del settore hanno costruito accordi commerciali attraverso marchi dedicati all'informazione e all'intrattenimento sportivo. È il caso di Betsson Sport, main sponsor dell'Inter, e di Eurobet.live, legato alla Roma.

Le cifre spiegano quanto sia rilevante la questione: secondo alcune stime, la partnership dell'Inter vale circa 30 milioni di euro a stagione, mentre quella della Roma si aggira tra i 13 e i 14 milioni.

Una parte significativa dei ricavi commerciali di queste società dipende dunque da accordi che potrebbero essere interessati da interpretazioni più rigorose della normativa.

E proprio su questo fronte è arrivata una novità.

Il 22 ottobre 2026, AGCOM ha pubblicato la delibera 234/26/CONS, avviando una consultazione pubblica sulla modifica delle esclusioni previste dalle linee guida relative alla pubblicità del gioco d'azzardo.

Si tratta di un passaggio normativo concreto, non ancora di un divieto definitivo. Tuttavia, un eventuale restringimento delle possibilità di promozione indiretta potrebbe incidere profondamente sugli accordi commerciali tra club e marchi collegati ai bookmaker.

Il ruolo del Governo e l'incognita Giorgetti

È qui che la vicenda assume contorni ancora più interessanti.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e quello dello Sport Andrea Abodi rappresentano due figure centrali nei rapporti tra istituzioni e calcio italiano. L'ipotesi che una maggiore rigidità sulle sponsorizzazioni possa influenzare anche gli equilibri della corsa alla FIGC apre inevitabilmente interrogativi politici.

Esiste un collegamento tra il possibile giro di vite sui bookmaker e il riposizionamento dei grandi club verso Galliani?

Al momento non emergono elementi verificati che dimostrino un intervento di Giorgetti per condizionare il voto federale, né che la consultazione AGCOM sia stata utilizzata come strumento di pressione sulle società.

Resta però una concomitanza significativa: mentre alcuni club riconsiderano il sostegno a Malagò, si apre un confronto regolatorio su sponsorizzazioni che valgono decine di milioni di euro.

E Galliani, grazie alla sua lunga esperienza dirigenziale e ai rapporti consolidati con il mondo politico, potrebbe rappresentare una figura capace di raccogliere consensi trasversali.

FIGC, una partita che vale molto più della presidenza

La scadenza del 4 novembre, termine per la presentazione delle candidature, si avvicina rapidamente. Malagò resta determinato a difendere la propria posizione, mentre Galliani lavora per costruire una maggioranza che potrebbe coinvolgere anche altre componenti federali.

Il confronto non riguarda soltanto due differenti modelli di gestione del calcio italiano. In gioco ci sono potere decisionale, autonomia della Federazione, rapporti con le istituzioni e sostenibilità economica dei club.

La possibile stretta sulle sponsorizzazioni e il ribaltone politico della Serie A sono, per ora, due vicende distinte. Ma la loro contemporaneità rende ancora più interessante una corsa elettorale che fino a poche settimane fa sembrava avere un favorito indiscusso.

Perché il prossimo presidente della FIGC potrebbe essere scelto non soltanto sulla base dei programmi sportivi, ma anche degli equilibri economici e politici che governano il calcio italiano.

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