la protagonista

Lazio, non chiamatela più sorpresa: Gattuso ha costruito una macchina da sogno

Otto vittorie in nove giornate, 25 punti e il miglior avvio della storia biancoceleste. La Lazio vola, incanta e lancia un messaggio al campionato: lo scudetto non è più un tabù.

28 ottobre 2026 11:50
Lazio, non chiamatela più sorpresa: Gattuso ha costruito una macchina da sogno - (OFFICIAL SS_LAZIO) https://www.instagram.com/p/DfAveu_AtJv/?img_index=4
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C'è un momento, nel corso di una stagione, in cui una squadra smette di essere una piacevole sorpresa e diventa qualcosa di molto più importante.

Un momento in cui i risultati non possono più essere liquidati come episodi fortunati, le vittorie non sembrano più casuali e persino gli avversari cominciano a guardarti con occhi diversi.

E quel momento, per la Lazio, è arrivato.

Il 6-2 rifilato al Sassuolo è molto più di una vittoria roboante. È una dichiarazione d'intenti, una dimostrazione di superiorità e, soprattutto, l'ennesima conferma che la squadra di Gennaro Gattuso ha raggiunto una dimensione che in pochi avrebbero immaginato alla vigilia del campionato.

Nove giornate, otto vittorie, un pareggio, nessuna sconfitta. Venticinque punti sui ventisette disponibili. Numeri impressionanti, che certificano la migliore partenza della storia della Lazio in Serie A. E che oggi consegnano ai biancocelesti il primato in classifica, in attesa della risposta dell'Inter.

La rivoluzione di Gattuso: dalla determinazione alla consapevolezza

La Lazio di oggi ha qualcosa che va oltre le qualità tecniche dei singoli. Ha un'identità riconoscibile, una personalità feroce e quella convinzione nei propri mezzi che distingue le buone squadre dalle grandi.

Gattuso ha trasmesso al gruppo un principio semplice: non basta giocare bene, bisogna avere fame. Sempre. Anche quando si è in vantaggio, anche quando la partita sembra indirizzata, anche quando il risultato potrebbe suggerire di rallentare.

È una Lazio che aggredisce, che attacca con convinzione, che non ha paura di prendersi responsabilità. Ma è anche una squadra che sa soffrire, che ha imparato a interpretare momenti differenti della partita senza smarrire la propria identità.

La vittoria per 3-0 sul campo della Juventus aveva già rappresentato un segnale inequivocabile. Il successo contro il Parma aveva ribadito la capacità di portare a casa anche le partite più combattute. La goleada di Reggio Emilia ha aggiunto un altro tassello: quando trova gli spazi giusti, questa Lazio sa diventare devastante.

Non è più soltanto una squadra che vince. È una squadra che sa perché vince.

Sei gol, due rigori sbagliati e uno spettacolo impressionante

Contro il Sassuolo, i biancocelesti hanno mostrato tutto il loro potenziale offensivo.

Taylor ha impiegato appena due minuti per sbloccare l'incontro. Isaksen e Floriani Mussolini hanno completato un avvio travolgente, prima che Zaccagni e la doppietta di Noslin trasformassero il successo in una goleada.

E pensare che il risultato avrebbe potuto assumere proporzioni ancora più clamorose: Turati ha respinto due calci di rigore, prima a Zaccagni e poi a Frattesi.

L'espulsione di Thorstvedt alla mezz'ora ha certamente agevolato il compito degli uomini di Gattuso, ma sarebbe riduttivo spiegare una prestazione del genere soltanto attraverso la superiorità numerica. La Lazio aveva già indirizzato la partita nei primi sedici minuti, quando conduceva per 3-1.

C'è poi un aspetto che merita particolare attenzione: la varietà delle soluzioni offensive. Non esiste un unico uomo al quale affidarsi, un solo interprete chiamato a risolvere le partite. La Lazio trova risorse differenti, distribuisce responsabilità e riesce a rendersi pericolosa con tanti protagonisti.

È una ricchezza che, alla lunga, può fare la differenza.

Una squadra, un popolo, un sogno

Il calcio, però, non è fatto soltanto di schemi e statistiche. È appartenenza, emozione, identificazione.

E questa Lazio sta restituendo ai propri tifosi qualcosa che va ben oltre i tre punti della domenica: la possibilità di sognare senza sentirsi fuori posto.

A Reggio Emilia erano presenti quasi diecimila sostenitori biancocelesti. Un numero che racconta meglio di qualsiasi parola l'entusiasmo che accompagna questa squadra.

La gente laziale sta riconoscendo nei propri giocatori un atteggiamento che pretende da sempre: rispetto per la maglia, spirito di sacrificio, orgoglio e voglia di combattere.

Gattuso, da questo punto di vista, sembra essere riuscito nell'impresa più difficile. Non soltanto costruire una squadra competitiva, ma creare una connessione emotiva tra il campo e gli spalti.

Quando una squadra riesce a trascinare un'intera tifoseria, il suo valore può diventare superiore alla semplice somma dei singoli talenti.

E adesso, perché non parlare di scudetto?

È probabilmente la domanda che molti, nell'ambiente biancoceleste, preferiscono ancora pronunciare a bassa voce.

La stagione è lunga. Nove giornate non assegnano trofei, le difficoltà arriveranno e gli equilibri del campionato possono cambiare rapidamente.

L'Inter conserva una rosa di altissimo livello, la Roma continua a inseguire e le altre grandi hanno tutto il tempo per recuperare terreno.

Ma esiste anche il rischio opposto: quello di ridimensionare continuamente ciò che sta accadendo, quasi fosse necessario trovare una giustificazione a ogni successo.

La Lazio ha conquistato 25 punti in nove partite. Ha segnato 22 gol, ne ha subiti appena sette e ha già dimostrato di saper vincere contro avversarie di differente livello e caratteristiche.

Sono numeri da protagonista, non da comparsa.

Nessuno può sapere dove arriverà questa squadra, ma una cosa è certa: la Lazio si è guadagnata il diritto di essere considerata una candidata credibile alle posizioni più alte della classifica.

E se continuerà a esprimersi con questa intensità, anche la parola scudetto smetterà di sembrare una provocazione.

Il cielo è biancoceleste. E il bello potrebbe ancora arrivare

Ci sono stagioni che si ricordano per un trofeo. Altre per un'impresa, una vittoria indimenticabile o un giocatore capace di lasciare il segno.

Poi ci sono stagioni che, ancora prima di sapere come finiranno, riescono a trasmettere la sensazione che stia nascendo qualcosa di speciale.

Quella della Lazio potrebbe essere una di queste.

Gattuso ha acceso una scintilla. I giocatori l'hanno trasformata in una fiamma. I tifosi, adesso, stanno alimentando un entusiasmo che cresce partita dopo partita.

Non è il momento dei proclami, ma nemmeno quello della falsa modestia. Perché otto vittorie in nove giornate non si ottengono per caso. Perché andare a Torino e dominare la Juventus non è ordinaria amministrazione. Perché segnare sei reti in trasferta, dopo averne già realizzate sedici nelle prime otto giornate, non è un dettaglio.

La Lazio non deve più chiedere il permesso di sognare. Deve soltanto continuare a giocare come sa.

Il campionato è ancora lungo, la strada sarà piena di ostacoli e arriverà il momento in cui servirà dimostrare di saper reagire anche alle difficoltà.

Ma oggi sarebbe ingiusto non riconoscere la grandezza di ciò che sta costruendo.

Perché mentre tutti aspettano di capire quando questa Lazio rallenterà, Gattuso e i suoi continuano a correre.

E forse, stavolta, dovranno essere gli altri a inseguire.

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