Curiosità

Calcio femminile in Italia: i numeri sono in crescita

Pregiudizi e luoghi comuni non intaccano la diffusione del calcio tra le ragazze

Anche se molte famiglie sono ancora piuttosto scettiche nell’avviare le proprie figlie al gioco del calcio, i numeri di questa disciplina sportiva declinati al femminile sono in continua crescita. Si calcola che le tesserate alla FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) siano passate dalle 15mila circa del 2007 a più di 43mila ad oggi.

Per la prima volta, nella stagione 2022-23 per la serie A, è stato introdotto il professionismo anche per le calciatrici. Ciò consente alle atlete di poter giocare ricevendo il medesimo trattamento contrattuale dei colleghi uomini, e di poter usufruire della copertura assistenziale e previdenziale.

Un po’ di storia

La prima partita ufficiale di calcio tra donne venne disputata il 23 Marzo 1895 a Londra. Scesero ad affrontarsi in campo le rappresentati del North e South England (le prime vinsero sulle avversarie per 7-1).

Nel nostro Paese il calcio femminile cominciò a diffondersi grazie alla stampa. Nel 1933, attraverso le pagine del giornale “Il Littoriale” un gruppo di proponenti lanciò un invito pubblico per reclutare donne appassionate di calcio. Sostenuto dalla ditta Ugo Cardosi del settore enologico, nacque il Gruppo femminile calcistico, che in seguito fu riconosciuto dal Comitato olimpico nazionale. Le atlete dovevano però allenarsi a porte chiuse.

Oggi, nonostante molti pregiudizi e luoghi comuni siano caduti, c’è ancora parecchia strada da percorrere per una completa equiparazione tra donne e uomini nella pratica calcistica. Tanto è vero che l’Associazione nazionale atlete, che da oltre 25 anni si occupa dei diritti delle donne nello sport, ha promosso la promulgazione (e diffusione) della Carta etica dello sport femminile.

Come ha dichiarato la presidente e fondatrice di Assist (associazione nazionale atlete) Luisa Garribba in una recente intervista, “le calciatrici sono ancora considerate come sportive di serie B, soggetti più fragili fisicamente e privi delle doti atletiche necessarie per affrontare lo sforzo fisico imposto dalle partite. Nel nostro Paese, inoltre, il calcio femminile non ha ancora ottenuto un adeguato riconoscimento culturale”.

A sostegno di ciò potrebbe addursi il fatto che la FIGC abbia ritirato la propria candidatura per organizzare l’Europeo femminile del 2029 in Italia: il motivo sembrerebbe legato ad una carenza di strutture, ma ci si chiede cosa sarebbe successo se in gioco ci fosse stata la medesima competizione al maschile.

Una guida dedicata alle campionesse del futuro

Voglio diventare un calciatrice”: quante sono oggi le bambine che rincorrono questo sogno? Quanti genitori si trovano sprovvisti degli strumenti per poter guidare nel modo migliore la propria figlia nell’ambiente calcistico? Potrebbe essere utile consultare una guida completa ed esaustiva su questo argomento.

Il giornalista sportivo Livio D’Alessandro, in collaborazione con il collega Ronald Giammò, nel volume “Voglio essere una calciatrice” (Fandango Libri), ha raccontato la storia del calcio femminile, rivolgendosi alle giovani atlete e alle famiglie.

Il manuale è arricchito con numerosi e interessanti approfondimenti sulle star del calcio di oggi e di ieri, sul funzionamento del campionato italiano e delle competizioni internazionali. Nel libro è stata riportata anche un’intervista all’atleta Valentina Giacinti, ex capitana del Milan e attualmente attaccante della Roma e della Nazionale italiana. “Alle bambine che amano il pallone, dico: credete in voi stesse, non fatevi influenzare dagli altri, continuate a coltivare i vostri sogni. C’è ogni volta qualcosa da imparare, qualcosa in più da fare per migliorare e fare goal in campo, come nella vita”, le parole della Giacinti.