LazioMondo Sport

Accadde oggi: 11 novembre 2007, 18 anni fa l’omicidio di Gabriele Sandri.

11 novembre 2007: una data tragica e dolorosa per il tifo italiano e per l’Italia intera. L’omicidio del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, colpito a morte da un proiettile sparato dall’agente Luigi Spaccarotella.

Oggi, 11 novembre 2025, è l’anniversario di una delle pagine più tristi e tragiche della storia del calcio italiano e dell’Italia tutta. Oggi sono passati 18 lunghi anni dall’omicidio di Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale, ucciso da un vile colpo di pistola sparato dall’agente della Polizia Stradale Luigi Spaccarotella.Mai più 11 novembre”, la frase che chiede, anzi pretende, giustamente rispetto e silenzio, e che si stringe attorno a una famiglia — quella di Gabriele — che ormai, da 18 lunghi anni, non vive più come prima.

I fatti dell’11 novembre 2007

Romano, nato il 23 settembre 1981, nel 2007 il 26enne Gabriele Sandri, detto “Gabbo”, era un giovane tifoso laziale e noto DJ dei club della capitale. La mattina dell’11 novembre, Gabriele, insieme ad altri quattro amici, si trovava sull’A1, direzione Milano, per andare a vedere alle 15:00, allo stadio Giuseppe Meazza, la sfida Inter-Lazio. I cinque, a bordo di una Renault Mégane, si fermarono all’area di servizio Badia al Pino, all’altezza di Civitella in Val di Chiana, un comune in provincia di Arezzo, in attesa di un’altra macchina di amici proveniente da Roma. Intorno alle 9:00 del mattino, i tifosi laziali e un gruppo di tifosi juventini presenti nell’area di servizio entrarono in contatto, e il tutto sfociò in una rissa.

La rissa in questione attirò l’attenzione di una pattuglia della Polizia Stradale che, dal lato opposto della carreggiata, azionò la sirena e si fermò a bordo strada. Mentre il gruppo di amici di Gabbo risaliva in macchina per ripartire verso Milano, l’agente Luigi Spaccarotella, sceso dall’auto di servizio, prese la mira da una distanza di circa cinquanta metri e sparò due colpi di pistola. Nella sua testa era convinto che i quattro fossero dei rapinatori in fuga. Il secondo di quei colpi raggiunse l’auto, colpendo al collo Gabriele, che dormiva sul sedile posteriore. I compagni, resisi conto della gravità della situazione, si fermarono trenta chilometri più avanti per allertare le forze dell’ordine e il 118, ma quando l’ambulanza arrivò sul posto era ormai troppo tardi: Gabriele era già morto.

Alla diffusione della notizia, la FIGC decise di rinviare Inter-Lazio e di far iniziare le altre gare con dieci minuti di ritardo. Nel weekend successivo furono sospese anche Serie B e Serie C. In molti stadi esplose la rabbia: a Bergamo la sfida tra Atalanta e Milan venne sospesa dopo pochi minuti per le intemperanze dei tifosi, e tensioni si registrarono anche a Parma e Taranto. A Lavello, la tifoseria del Brindisi si scontrò con le forze dell’ordine e sei ultras pugliesi furono arrestati, mentre a Roma e Milano esplosero cortei e assalti alle caserme in segno di protesta. Per motivi di sicurezza, anche il posticipo serale Roma-Cagliari fu rinviato. La risposta della FIGC e delle istituzioni fu immediata e, come spesso accade, più repressiva che lucida: trasferte vietate, controlli sempre più invasivi, identificazioni obbligatorie, stadi trasformati in zone di sorveglianza. Nel 2008 arrivò la “tessera del tifoso”, presentata come soluzione, ma nei fatti divenuta un simbolo di diffidenza e distanza tra il calcio e la sua gente.

Luigi Spaccarotella venne condannato in via definitiva per omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri, con una pena di 9 anni e 4 mesi. Ne scontò solo 5. Da quel giorno non ha mai chiesto scusa a nessun membro della famiglia Sandri. Una pagina vergognosa della storia del nostro pAESE.