Calcio Estero

Carlo Nicolini: “Ti racconto Mircea Lucescu”

Intervista a Carlo Nicolini: "Mircea Lucescu è stato un innovatore. Non lasciava niente al caso e mi ha aiutato in situazioni difficili".

Di ritorno da Cracovia, sul treno che porta a casa, c’è un Carlo Nicolini a cuore aperto che ci parla di Mircea Lucescu, tecnico recentemente scomparso, che ha fatto la storia del calcio europeo.

Visibilmente soddisfatto della vittoria in Conference League contro l’AZ Alkmaar, stanco dal lungo viaggio in treno che lo attende per il ritorno in Ucraina, falcidiata dalla guerra.

Nostalgico di un amico perso con cui ha collaborato per 20 anni.

Carlo Nicolini racconta Lucescu

Ma Carlo non si risparmia nel raccontarci Mircea Lucescu.

Hai lavorato 20 anni con Mircea Lucescu, diventandone anche amico. Come è nata la vostra collaborazione?

Con Lucescu ho iniziato a lavorare negli anni ’90. Lui è stato, insieme al suo preparatore dell’epoca, il pioniere del match analyst. Io lavoravo con la prima società in Italia che faceva video e statistiche per le società di calcio, quindi avevo contatti con lui. Poi nel 2001 aveva bisogno di un preparatore atletico al Galatasaray ed io l’ho seguito. Sono stato 20 anni con lui: Galatasaray, Besiktas, Shakhtar Donetsk, Zenit San Pietroburgo e Nazionale Turca. Abbiamo vinto praticamente ovunque, con il capolavoro del 2009, quando vincemmo la coppa UEFA con lo Shakhtar Donetsk.

Lucescu è considerato un “maestro del calcio moderno”.  Cosa aveva di diverso dagli altri allenatori ed in cosa ha portato innovazione?

Lucescu era un uomo di calcio a 360°: era allenatore, era istruttore ed era gestore. Lui è sempre stato avanti con i tempi, sempre innovativo ed all’avanguardia. Questo gli ha permesso di avere una carriera lunga e di vincere ovunque è andato. Lucescu lascia l’idea di un calcio propositivo, ma funzionale al risultato. Lui non ha allenato uno schema, lui allenava i giocatori, la testa dei giocatori, le idee dei ragazzi permettendo loro di crescere. Il fatto che sia uno dei più grandi lo dicono i numeri e quelli non mentono.

La carriera di Lucescu è indissolubilmente legata allo Shakhtar Donetsk sulla cui panchina siederà dal 2004 al 2016. Con la squadra ucraina, a cui tu sei tuttora legato, ha vinto, oltre che in patria, anche una Coppa UEFA. Ci racconti quell’annata?

L’annata 2008-2009 ci qualifichiamo alla Champions League battendo ai preliminari la Dinamo Zagabria, poi arriviamo terzi nel girone con Barcellona e Sporting. Andammo così in Coppa Uefa, dove affrontammo la favorita Tottenham, battendoli all’andata 2 a 0 e pareggiando 1 a 1 il ritorno. Poi superammo a ruota il CSKA Mosca ed il Marsiglia, squadra complicatissima. In semifinale poi il Derby ucraino con la Dynamo Kiev, a dimostrazione della qualità del campionato ucraino dell’epoca. Vincemmo al ritorno in una Donbass Arena spettacolare. La finale ad Istanbul contro il Werder Brema la vincemmo 2 a 1 ai supplementari. Sono emozioni indelebili che resteranno per sempre nel calcio ucraino e nel calcio europeo. Vincemmo praticamente l’ultima coppa UEFA, poichè dall’anno successivo sarebbe stata denominata “Europa League”.

A Pisa fece esordire Simeone, a Brescia non ebbe paura nello schierare Andrea Pirlo. Allo Shakhtar sono innumerevoli i talenti che ha schierato, da Fernandinho a Douglas Costa, passando per Mkhitaryan. Come riusciva a coltivare il talento che aveva a disposizione?

Lucescu non dava niente per scontato. C’era tanto lavoro sul campo, tante riunioni, parlava di continuo con tutti. Era bravissimo a capire le qualità del singolo, esaltando e gestendo ogni aspetto del calciatore, cambiandone anche ruolo se necessario. Aveva sempre una risposta per ogni dubbio o domanda dei giocatori, creando così un’alchimia che permetteva al calciatore di affidarsi a lui e di seguirlo.

Come era Mircea Lucescu fuori dal campo?

Era una persona con una cultura elevata: parlava 6 lingue, era appassionato all’arte, alla canzone. Era sempre disponibile. Al calcio, comunque, pensava 24 ore su 24.

Ci racconti un aneddoto tuo e di Lucescu?

Ce ne sarebbero tantissimi: 20 anni con lui sono tantissimi, persona di grande spessore.

Ti racconto un aneddoto personale per farti capire come era Mircea: nel 2006 ho un problema personale pesante che mi costringeva a tornare in Italia ogni Lunedì per poi tornare a Donetsk. Lucescu mi ha dato la carica di affrontare la situazione dicendomi: “Se vuoi lavorare, io ti tratterò come un qualsiasi altro collaboratore”. Riesco a trovare le forze, a portare avanti la stagione, a non saltare una partita ed a vincere il campionato. Poi, fortunatamente, il mio problema è stato risolto. Questo perché lui mi ha insegnato ad affrontare la vita con positività, senza cercare alibi o scuse e trovando il modo di affrontare il problema, portando e dando forza alle persone. Questo era Lucescu.