
Il futuro della panchina del Bologna si gioca su una delicatissima partita a scacchi. Il forte inserimento del Napoli, con Aurelio De Laurentiis intenzionato a consegnare a Vincenzo Italiano le chiavi della ricostruzione azzurra, rischia di far saltare il banco a Casteldebole. L’amministratore delegato Claudio Fenucci spera ancora di trattenere il tecnico, ma la dirigenza rossoblù non vuole farsi trovare impreparata e ha già attivato un preciso “Piano B” per la successione.
Nelle ultime ore la margherita dei papabili si è ristretta: Giovanni Sartori valuta profili già sondati in passato e tecnici emergenti, delineando una vera e propria griglia di partenza.
Di Francesco e Palladino in pole: i profili che piacciono a Sartori
In cima alla lista dei desideri del Bologna ci sono due allenatori che si stanno mettendo in mostra per proposta di gioco e valorizzazione delle rose, entrambi liberi o potenzialmente pronti al grande salto.
Eusebio Di Francesco, attuale allenatore del Lecce, gode di grandissima stima a Casteldebole. La dirigenza rossoblù apprezza particolarmente la sua filosofia offensiva (storicamente legata al 4-3-3), considerata il perfetto trait d’union tattico per dare continuità al lavoro espresso da Italiano.
Raffaele Palladino, ormai ex Atalanta, rappresenta l’alternativa più intrigante e moderna. Un profilo giovane, ambizioso e abituato a gestire palcoscenici importanti, già finito sul taccuino di Sartori nelle scorse sessioni di mercato.
La suggestione De Rossi e lo scoglio dei 10 milioni
Il nome che accende maggiormente la fantasia della proprietà canadese guidata da Joey Saputo è però quello di Daniele De Rossi. L’ex capitan futuro, autore di una stagione straordinaria sulla panchina del Genoa, piace moltissimo per carisma e mentalità.
Tuttavia, si tratta della pista più complessa da percorrere. A frenare i sogni del Bologna c’è un ostacolo economico non indifferente: la clausola rescissoria da 10 milioni di euro presente nel contratto che lega De Rossi al club ligure fino al 2027. Una cifra proibitiva che, a meno di clamorosi sconti da parte del Grifone, spinge il tecnico romano in seconda fila rispetto ai colleghi.

