Crisi Napoli: è solo colpa di Allegri?
Dieci punti in sette giornate, cinque sconfitte stagionali e una squadra che sembra aver perso le proprie certezze. Dal mercato alle scelte tattiche, passando per gli infortuni e il rendimento dei big: ecco perché il Napoli non riesce più a vincere con continuità.

Il Napoli è in crisi, e non basta più parlare di episodi sfortunati. La sconfitta contro il Venezia, ultimo in classifica e ancora fermo a zero punti prima dell’incontro, rappresenta il momento più preoccupante di una stagione cominciata ben al di sotto delle aspettative.
Dopo sette giornate di Serie A 2026/27, la squadra di Massimiliano Allegri ha conquistato appena 10 punti, incassando tre sconfitte. A queste si aggiungono i due ko nelle prime due partite di Champions League: cinque battute d’arresto in nove incontri ufficiali.
Numeri difficili da conciliare con le ambizioni di una società che negli ultimi anni ha abituato i propri tifosi a ben altri traguardi. Ma sarebbe riduttivo attribuire tutte le responsabilità all’allenatore. Il problema del Napoli nasce dall’intreccio di diverse criticità, alcune evidenti già durante l’estate, altre emerse con il passare delle settimane.
Un mercato insufficiente: gli investimenti che hanno limitato il Napoli
La prima questione riguarda la costruzione della rosa. Il Napoli ha affrontato la nuova stagione senza quel rafforzamento complessivo che sarebbe stato necessario per sostenere contemporaneamente gli impegni nazionali ed europei.
Una parte consistente delle risorse è rimasta vincolata alle operazioni riguardanti Rasmus Hojlund, Lorenzo Lucca e Alisson Santos. I riscatti dei tre giocatori hanno comportato un impegno complessivo di circa 90 milioni di euro, riducendo sensibilmente i margini per ulteriori investimenti.
Il risultato è una rosa che dispone di elementi di qualità, ma presenta anche evidenti limiti nelle alternative. A centrocampo, in particolare, le partenze non sono state compensate da innesti sufficienti, lasciando Allegri con possibilità di scelta ridotte.
Il Napoli ha investito per confermare una parte del proprio organico, senza riuscire a migliorarlo quanto sarebbe stato necessario. Una distinzione fondamentale quando si cercano le responsabilità dell’attuale situazione.
L’attacco non funziona: Hojlund a secco, Lucca delude e le occasioni vengono sprecate
Se il mercato rappresenta una delle radici del problema, il rendimento offensivo ne costituisce la manifestazione più evidente.
Hojlund non trova il gol da circa un mese e mezzo, mentre Lorenzo Lucca continua a faticare nel trasformare le opportunità in reti. Proprio contro il Venezia, l’attaccante italiano ha sprecato un’occasione importante nel primo tempo, confermando una difficoltà realizzativa che sta pesando sul rendimento complessivo della squadra.
La partita del Penzo, però, racconta qualcosa di più complesso. Il Napoli ha costruito opportunità sufficienti per pareggiare, ma ha trovato sulla propria strada un eccellente Stankovic, decisivo anche sul rigore calciato da De Bruyne.
Il punto non è quindi soltanto la produzione offensiva. Manca la concretezza, quella capacità di trasformare le occasioni nei gol che spesso separano una squadra vincente da una formazione discontinua.
Quando gli attaccanti non incidono e i centrocampisti sono costretti a caricarsi sulle spalle la produzione realizzativa, ogni partita diventa più complicata del necessario.
Allegri e una squadra senza identità: le scelte tattiche sono davvero convincenti?
Le difficoltà della rosa non possono comunque assolvere completamente Massimiliano Allegri.
Il Napoli non sembra aver ancora trovato un’identità tattica riconoscibile. La squadra alterna fasi di prudenza e improvvise accelerazioni, ma fatica a controllare le partite e soprattutto a imporre il proprio ritmo agli avversari.
Contro il Venezia, il tecnico ha deciso di lasciare inizialmente in panchina De Bruyne, Hojlund e Anguissa, scegliendo una formazione profondamente rimaneggiata. Una decisione comprensibile considerando gli impegni ravvicinati, ma che ha inevitabilmente inciso sull’approccio alla gara.
La reazione più incisiva è arrivata soltanto dopo il vantaggio dei lagunari e l’ingresso dei titolari.
C’è poi la questione De Bruyne. Nella recente sconfitta europea contro il Villarreal sono emerse tensioni legate alla posizione del centrocampista belga, con Allegri intenzionato a utilizzarlo in una zona più arretrata rispetto a quella preferita dal giocatore.
Un episodio che non dimostra l’esistenza di una frattura nello spogliatoio, ma evidenzia le difficoltà nel trovare il giusto equilibrio tra le caratteristiche dei singoli e le esigenze collettive.
Un allenatore deve adattarsi alla rosa tanto quanto la rosa deve adattarsi al suo allenatore. Ed è proprio questo equilibrio che, almeno finora, sembra mancare.
Gli infortuni e l’usura di una squadra che fatica a recuperare energie
Un’altra componente importante è rappresentata dalle condizioni fisiche della squadra.
L’assenza prolungata di Scott McTominay, uno dei giocatori più determinanti delle ultime stagioni, ha complicato ulteriormente il lavoro dell’allenatore. Il suo rientro è arrivato dopo settimane difficili, nelle quali Allegri ha dovuto ripensare soluzioni ed equilibri a centrocampo.
All’inizio di Ottobre, il Napoli si è inoltre ritrovato con diversi giocatori indisponibili e numerosi nazionali impegnati lontano da Castel Volturno, limitando anche le possibilità di lavorare con continuità durante la sosta.
A questo si aggiungono gli impegni di Champions League, che impongono rotazioni e una gestione attenta delle energie. La nuova problematica fisica accusata da Alisson Santos a Venezia conferma quanto sia complicato ritrovare continuità quando le alternative diventano progressivamente meno numerose.
Gli infortuni, tuttavia, possono spiegare soltanto una parte del rendimento negativo. Una squadra costruita per competere su più fronti dovrebbe avere gli strumenti per affrontare anche le assenze.
Il fattore mentale: un Napoli che sembra giocare con la paura di perdere
C’è infine un aspetto meno misurabile, ma altrettanto significativo: quello psicologico.
Il Napoli appare spesso contratto, soprattutto quando incontra avversari capaci di chiudere gli spazi e aspettare il momento giusto per colpire.
A Venezia la squadra non ha saputo indirizzare la partita nella prima frazione e, dopo il gol di Adams, ha cercato il pareggio con una pressione crescente, ma non sempre ordinata.
La sensazione è che la necessità di vincere stia diventando un peso invece che uno stimolo. Il rigore fallito da De Bruyne non è una prova di fragilità mentale, ma contribuisce a rappresentare un momento nel quale anche i giocatori più esperti non riescono a essere decisivi.
È qui che Allegri deve intervenire, non soltanto attraverso gli schemi, ma recuperando fiducia e convinzione.
Di chi sono le responsabilità? Allegri, società e calciatori davanti alle proprie scelte
Individuare un unico colpevole sarebbe semplicistico. La società deve interrogarsi sulla programmazione estiva e su una rosa che, soprattutto in alcuni reparti, sembra non offrire alternative sufficienti.
Allegri deve invece rispondere delle scelte tecniche, della gestione delle rotazioni e soprattutto della difficoltà nel costruire un’identità collettiva.
I calciatori, infine, non possono sottrarsi alle proprie responsabilità. Gli errori sotto porta, le occasioni sprecate e la mancanza di continuità non dipendono esclusivamente dall’allenatore o dal mercato.
Il Napoli è arrivato a questo punto attraverso una somma di problemi. E soltanto affrontandoli insieme potrà uscirne.
Il Napoli può ancora salvarsi, ma serve una svolta immediata
La stagione non è compromessa. Sette giornate rappresentano una parte ancora limitata del campionato e il tempo per recuperare esiste.
Ma il dato più preoccupante non è la posizione in classifica: è la distanza tra le aspettative e ciò che la squadra sta dimostrando sul terreno di gioco.
Il prossimo confronto europeo con il Bodo/Glimt rappresenterà un altro banco di prova per Allegri, chiamato a invertire una tendenza che sta diventando sempre più pericolosa.
La società dovrà valutare come intervenire sulle carenze della rosa, mentre l’allenatore dovrà trovare rapidamente soluzioni tecniche e motivazionali.
Perché, se è vero che le stagioni non si vincono a Ottobre, è altrettanto vero che possono cominciare a complicarsi proprio in questo periodo.
Il Napoli non ha ancora fallito la stagione. Ma ha già fallito la partenza. E adesso non può più permettersi di sbagliare.

