
La Juventus attraversa una delle peggiori crisi degli ultimi anni, una situazione che va oltre gli otto incontri consecutivi senza vittorie tra Serie A e Champions League, e le tre sconfitte consecutive che hanno convinto la società ad esonerare Igor Tudor.
L’ultima vittoria risale infatti al 13 settembre contro l’Inter, e da allora i bianconeri faticano non solo a incamerare punti, ma anche a segnare, con ben quattro gare senza gol all’attivo.
Numeri e dati imbarazzanti quando si parla della Juventus, ma è davvero Tudor il principale responsabile di questo momento complicato?
Paga il più esposto
Addossare tutte le colpe all’allenatore è fin troppo semplice e riduttivo.
La crisi della Juventus nasce da lontano e riflette questioni strutturali legate soprattutto alla qualità e alla gestione dell’organico in rosa.
La squadra manca di campioni carismatici e di altissimo livello capaci di fare il salto di qualità decisivo per competere ai massimi livelli.
Negli ultimi anni diversi giocatori e giovani di valore sono stati ceduti sull’altare del bilancio ed è arrivata gente che poi non si è rilevata all’altezza della maglia bianconera, magari strapagata (leggasi Nico Gonzalez, Douglas Luiz o Arthur).
Calciomercato carente
Il calciomercato, e lo avevamo scritto, è stato bizzarro e carente. Si è rincorso per tutta la sessione estiva Kolo Muani, per poi presentarsi con Openda e Zhegrova che cozzavano con le idee tattiche dell’ex allenatore bianconero. E non è arrivato un difensore di qualità che poteva far fronte ad un infortunio, poi avvenuto, di Bremer o un centrocampista di livello che potesse dare alternative importanti allo smarrito Koopmeiners.
Calendario fitto e condizione precaria
La mancanza di lucidità organizzativa in rosa è emersa anche nelle difficoltà nelle partite in trasferta e nei gol subiti per errori di concentrazione, che a volte sembrano frutto di un sistema che non funziona al meglio.
Non manca poi un elemento di contesto legato al calendario particolarmente complesso, con la Juventus impegnata in sfide ravvicinate in campionato e in Europa.
Tudor stesso ha attribuito parte delle difficoltà a questo fattore, sottolineando come partite contro avversari forti e un calendario congestionato abbiano influito sul rendimento della squadra.
Nello spogliatoio manca anche la leadership: mancano i Del Piero, i Buffon o giocatori capaci di prendere in mano situazione e squadra.
Manca la visione societaria
Un altro punto di riflessione riguarda la capacità della dirigenza e della società di costruire un progetto a lungo termine. Si è deciso, a Maggio, di affidarsi ad un nuovo direttore generale, totalmente estraneo al contesto italiano, ed a Giugno ad un nuovo direttore tecnico, mentre ad oggi manca ancora un direttore sportivo. Chiellini è solamente un consigliere della Juventus e non ha ruoli operativi.
E la società ha rincorso 2 allenatori (Conte e Gasperini) prima di affidare nuovamente il ruolo a Tudor, rinnovandogli contratto e fiducia, ma partendo con dei remori.
Non è colpa solo di Igor
In sintesi, la crisi della Juventus non è tutta colpa di Tudor, anche se l’esonero è stato inevitabile data la situazione.
È una crisi che affonda le radici in un organico incompleto, in una gestione societaria recente e in lacune strutturali che il club dovrà affrontare per ritrovare competitività e prestigio.
Il futuro prossimo vedrà la squadra affidarsi a un nuovo allenatore con la speranza di invertire rapidamente la rotta, ma riflessioni societarie devono essere urgenti per ritrovare la retta via.