SERIE A

Inchiesta arbitri, stop alle testimonianze: la Procura prende tempo

La Procura di Milano ha deciso di fermare temporaneamente le testimonianze nell’inchiesta sugli arbitri di Serie A. Restano aperti diversi scenari tra frode sportiva, VAR e designazioni arbitrali.

L’inchiesta sugli arbitri che da settimane agita il calcio italiano entra in una nuova fase.

La Procura di Milano ha deciso di fermare temporaneamente la raccolta delle testimonianze, una scelta che non significa chiusura del caso ma un momento di riflessione investigativa.

Gli inquirenti vogliono adesso rileggere ogni verbale, analizzare intercettazioni e ricostruire con precisione i rapporti emersi attorno alle designazioni arbitrali e alla gestione del VAR durante la stagione 2024-2025.

La Procura rallenta l’inchiesta

La sensazione, negli ambienti sportivi e giudiziari, è che l’indagine sia arrivata a un bivio delicato. Da una parte c’è la possibilità che il materiale raccolto porti a contestazioni più pesanti e a un eventuale rinvio a giudizio; dall’altra, la Procura potrebbe scegliere di ridimensionare alcune accuse se gli elementi raccolti non dovessero risultare sufficientemente solidi.

La decisione di sospendere le audizioni viene interpretata come una fase di consolidamento dell’inchiesta. Gli investigatori vogliono capire se quanto raccolto finora basti davvero per sostenere un impianto accusatorio forte oppure se alcune ricostruzioni debbano essere riviste.

Il caso VAR e le partite finite sotto osservazione

Al centro dell’indagine restano alcuni episodi arbitrali considerati sospetti dagli investigatori.

Proprio intorno alla sala VAR ruoterebbe una delle ipotesi investigative più delicate: secondo gli inquirenti, alcune pressioni esterne avrebbero potuto influenzare il normale protocollo decisionale. Un dettaglio che, se confermato, aprirebbe scenari molto pesanti sul piano sportivo e penale.

Negli atti dell’inchiesta compaiono anche altre gare considerate sensibili, tra Serie A e Serie B. Le verifiche riguardano soprattutto il sistema delle designazioni arbitrali e i rapporti interni all’ambiente arbitrale italiano.

Inchiesta arbitri: i nomi coinvolti

Tra i nomi coinvolti figurano l’ex designatore CAN Gianluca Rocchi e l’ex supervisore VAR Andrea Gervasoni, iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in frode sportiva.

Uno dei filoni più delicati riguarda le presunte designazioni considerate “gradite” da alcuni club. Tra le società citate indirettamente nelle ricostruzioni investigative compare anche l’Inter, anche se allo stato attuale non risultano dirigenti nerazzurri indagati.

Il presidente Giuseppe Marotta ha già respinto ogni sospetto, ribadendo l’assoluta estraneità del club rispetto ai fatti oggetto dell’indagine.

Il timore di un nuovo terremoto nel calcio italiano

Intanto il mondo del calcio osserva con crescente tensione. Il timore è che questa vicenda possa trasformarsi nell’ennesima ferita alla credibilità del sistema arbitrale italiano.

Il paragone con Calciopoli viene evocato continuamente, anche se gli stessi magistrati mantengono prudenza e sottolineano come il quadro attuale sia molto diverso rispetto allo scandalo che sconvolse il calcio nel 2006.

Nelle prossime settimane la Procura dovrà decidere quale strada percorrere. Se gli elementi raccolti verranno ritenuti sufficienti, l’inchiesta potrebbe entrare in una fase ancora più pesante dal punto di vista giudiziario. In caso contrario, alcune contestazioni potrebbero essere ridimensionate o archiviate.

Nel frattempo, il calcio italiano resta sospeso in una zona grigia fatta di dubbi, sospetti e attesa. Ed è proprio questa incertezza, più ancora delle accuse, a tenere alta l’attenzione attorno a un’inchiesta destinata comunque a lasciare il segno.