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Serie A, ecco i giovani italiani da osservare nella prossima stagione

La Serie A ha il compito di rilanciarsi: valorizzare i giovani italiani è uno dei migliori viatici per farlo. Ecco una Top XI dei migliori.

Come ogni anno da oramai molti anni a questa parte, la Serie A cerca di rilanciarsi per dare anche un impulso all’intero movimento calcistico italiano. Uno dei metodi migliori per tornare a imporsi tra i grandi d’Europa e del mondo è quello di dare spazio a giovani calciatori, a maggior ragione se autoctoni. La Liga, campionato nazionale dei neo campioni del mondo della Spagna, è la lega tra le top 5 europee con il maggior numero di calciatori homegrown (ben il 60% circa), nonché il 16% circa di CTP (Club-Trained Player, ossia calciatori che hanno trascorso almeno tre stagioni tra i 16 e i 21 anni nella squadra di appartenenza). Nella prossima stagione calcistica, sono diversi i giovanissimi italiani in rampa di lancio, ben distribuiti tra tutte le squadre del nostro campionato. In questo articolo ho scelto una Top XI audace, lontana dai soliti nomi e soprattutto molto, molto giovane, per cercare di capire le prossime promesse del nostro calcio, nonché i prossimi asset delle società che ne detengono il cartellino. 

Portiere: Edoardo Motta (Lazio, 2005)

Motta è arrivato lo scorso gennaio alla Lazio con un percorso abbastanza inusuale da un lato, ma classico dall’altro. Prodotto del settore giovanile della Juventus, dopo una sequela di prestiti i bianconeri l’hanno ceduto nell’estate 2024 alla Reggiana per 600mila€. Una cifra irrisoria, se si pensa che il valore odierno è quantomeno moltiplicato per venti volte.
Nell’anno e mezzo in Emilia, Motta si è messo in luce come un portiere coraggioso e reattivo, a volte audace fuori dai pali. Il passaggio alla Lazio nel gennaio 2026, per 1,2mln€, ha messo in mostra le sue caratteristiche da pararigori: già memorabile la sua prestazione nella semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta, quando ha parato, nella serie di tiri finale, quattro rigori a Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere. Da sistemare alcuni black-out, come l’errore madornale contro la Cremonese, più che fisiologico alla sua età. Sicuramente un calciatore su cui puntare anche in ottica fantacalcistica, a maggior ragione in presenza di modificatore difesa.

Terzino destro: Matteo Palma (Udinese, 2008)

Tecnicamente Palma non è un calciatore italiano, giocando nelle nazionali giovanili tedesche, ma essendo ancora ampiamente “eleggibile” è più che giusto analizzarlo e cercare di capirne le attitudini. Già nel giro della prima squadra lo scorso anno, quando ha racimolato qualche subentro e una buona prestazione contro il Sassuolo, a gennaio Palma è stato prestato alla Sampdoria, in Serie B, dove ha messo in mostra il suo strapotere fisico (è alto 1,95m e fisicamente ben strutturato) e la sua grinta. Difensore da sgrezzare, ma con qualità già evidenti e interessantissime. All’interno della struttura tattica di mister Kosta Runjaic, uno degli allenatori più sottovalutati del calcio italiano, Palma potrebbe essere schierato sia da terzo sul centrodestra (il cosiddetto “braccetto”), sia da perno centrale di una retroguardia a tre, venendo esaltato dallo stile di gioco quasi militaresco ed energico del tecnico mitteleuropeo.

Difensore centrale: Ludovico Varali (Parma, 2009)

Probabilmente è il nome più lontano dall’esordio, ma anche quello potenzialmente più interessante e inserito in un contesto coraggioso. Varali è arrivato la scorsa estate al Parma dall’Hellas Verona ma nell’arco di una sola stagione si è subito imposto in Primavera, sotto età, mostrando l’arsenale del difensore moderno: uscite precise e puntualissime in anticipo, ottima qualità tecnica sia nella trasmissione che nella conduzione. Varali sarebbe il profilo perfetto per completare una difesa, quella del Parma, piena di difensori spigolosi come Troilo e Valenti, ma tecnicamente poco a loro agio, o di calciatori tecnicamente validissimi come Circati che però non si trova benissimo a difendere vicino alla porta. Varali darebbe un quid tecnico più all’uscita dal basso della formazione di Cuesta – che ha dichiarato esplicitamente di voler migliorare la proposta di gioco della sua squadra – e le permetterebbe di alzare la linea difensiva di almeno una decina di metri. Troppo presto far esordire un centrale a diciassette anni? Citofonare Pau Cubarsi per informazioni. O, rimanendo al Tardini, Giovanni Leoni.

Terzino sinistro: Honest Ahanor (Atalanta, 2008)

Ahanor è il calciatore più “affermato” in questa formazione: nonostante la verdissima età, il difensore di Aversa è alla sua terza stagione in Serie A. Nonostante ciò, questa stagione potrebbe essere quella della sua affermazione definitiva, sia per il contesto tattico nel quale si troverà, sia per le nuove responsabilità che potrebbero essergli assegnate. Dopo una stagione passata da terzo di difesa sulla sinistra con Palladino, l’enigma dell’impiego di Ahanor attanaglierà buona parte del pre-campionato di tifosi nerazzurri, di semplici appassionati e di altri addetti ai lavori: giocherà centrale sul centro-sinistra o sarà spostato come laterale basso, sempre a sinistra, nel 4-3-3 di impronta sarriana? Chi scrive vede Ahanor molto meglio da difensore centrale, auspicando una linea alta della retroguardia atalantina e un Ahanor coraggioso sia con la palla che senza, che possa esibirsi nell’arte dell’anticipo così come in quella del dribbling e della cavalcata palla al piede. Chi meglio di Sarri per migliorare un profilo del genere? Anche il suo risulta un profilo che può essere un vero e proprio dark horse in ottica fantacalcistica, potendo portare più bonus.

Esterno destro: Federico Steffanoni (Atalanta, 2008)


Stessa squadra, stessa età, ma è una ripetizione che è una vera e propria concessione. Steffanoni è uno dei talenti più sottovalutati di una nouvelle vague, la nidiata del 2008, che potrà regalare tante gioie al calcio italiano. Nell’ultima stagione, Steffanoni ha militato nell’Atalanta Under 23, nel girone C di Serie C, dove si è alternato tra il ruolo di centrocampista centrale e quello di esterno su entrambe le fasce (in particolare la destra, quella del suo piede preferito). Cresciuto nel settore giovanile nerazzurro da centrocampista centrale, l’evoluzione di Steffanoni nel calcio dei grandi sembra più interessante da laterale: a deporre in suo favore, le grandi qualità aerobiche e fisiche, a cui Steffanoni abbina una buona (ma non eccellente) gestione della sfera e una straordinaria lettura dei tempi d’inserimento senza palla, nel calcio d’oggi molto più spesso appannaggio di chi taglia da fuori anziché dei centrocampisti, spesso chiusi e assorbiti nei loro inserimenti. Nella prima stagione da prof, per Steffanoni, sono già arrivati una ventina di presenza, un assist e tante discese positive sulla destra: un biglietto da visita niente male, per un 17enne all’esordio nel girone C della terza serie, ritenuto dagli addetti ai lavori se non il più difficile tecnicamente, quantomeno quello più impegnativo dal punto di vista ambientale. Steffanoni potrebbe essere alternato da Sarri tra il ruolo di laterale destro basso – dove per Zappacosta iniziano a farsi sentire gli anni che passano – e quello di mezzala destra, dove è necessaria una mezzala di spessore accanto a profili più “di fioretto” come Gaetano, Zalewski e Samardzic.

Regista: Fabio Rispoli (Como, 2006)

Il nome di Rispoli è uno di quelli che potrebbe accontentare tutti, nonché uno dei più importanti per la rinascita del calcio italiano, non tanto per il livello che potrebbe raggiungere, quanto per l’importanza di affermare la sostenibilità tecnica di un profilo come il suo nel calcio italiano. Rispoli è un regista puro, di forte matrice spagnola – non per esperienze nel movimento iberico (che non ha, suo malgrado?, avuto) ma per stile di gioco, molto aderente a quello che propone il Como. Capace di giocare a due tocchi e via ma spesso indulgente nel tenere la sfera molto a lungo, il ventenne milanese è un giocatore che offre alla sua squadra un profilo capace di condurre palla senza perderla praticamente mai, sgusciando in dribbling, ma anche capace di guidare e impostare la manovra dei suoi. Nonostante la bassa statura (è alto 1,69m) può fare affidamento su una grande energia e una discreta corsa. Come profilo ricorda fortemente il Lucas Torreira della Sampdoria, probabilmente un po’ più tecnico ma meno aggressivo del metodista uruguayo. Nelle gerarchie Rispoli si trova davanti un pacchetto di centrocampo di altissimo livello: ai titolari Da Cunha e Perrone si affiancano un altro profilo di altissimo livello tecnico come Maxence Caqueret e Luis Milla, neo-arrivo dal Getafe, che sostituisce spiritualmente Sergi Roberto. Rispoli parte sulla carta come quinto centrocampista, ma chissà che non possa scalare le gerarchie nel corso dei mesi e convincere Fabregas a dargli quanto più spazio possibile, soprattutto considerando le tre competizioni stagionali, possibilmente dandogli minuti in Serie A.

Interditore: Christian Comotto (Milan, 2008)

Su Comotto sono state proiettate attese messianiche pressoché da anni, vuoi per il look inconfondibile con folti capelli biondi a caschetto, vuoi per la cosiddetta “aura” di cui si può definire portatore sano; ma, scherzi e ironie varie a parte, le prestazioni e il profilo di Comotto sono oggetto di attenzioni prolungate da tanti anni. Figlio d’arte (il padre Gianluca è stato difensore di Fiorentina e Perugia), e cresciuto nel Milan, Comotto si è messo in luce per la prima volta all’Europeo Under 17 del 2025, per poi esordire nei professionisti in Serie B, nella difficile stagione dello Spezia poi retrocesso. Nonostante il risultato negativo dei bianconeri, Comotto si è messo in luce mostrando una serie di caratteristiche da centrocampista completo e moderno. Già all’esordio da titolare, in Coppa Italia contro il Parma, Christian aveva lasciato intravedere personalità, tecnica e molta intensità, depositando subito un assist per Lapadula. Nei mesi successivi, lo spazio è arrivato solo a singhiozzo, proprio per via delle difficoltà succitate delle Aquile liguri, ma in ogni occasione in cui Comotto ha potuto esprimersi ha dimostrato di starci benissimo in B, sia per qualità tecniche (di ben altra pasta per lui) sia, soprattutto, per adattamento e dedizione alla causa – il segnale più importante, per un ragazzo chiamato al salto di qualità. Comotto è una mezzala di piede destro – gioca preferibilmente sul centrosinistra, ma può spostarsi anche dall’altro lato – con un buonissimo primo controllo e un’ottima conduzione palla, ma ciò che lo rende un giocatore potenzialmente da nazionale italiana è l’intensità e la cattiveria: Comotto è un pendolino dal fortissimo impatto fisico e dalla gran rabbia agonistica. In questo senso, sembra il perfetto erede di Sandro Tonali: centrocampista tecnico ma dalla fortissima verve agonistica. Nel nuovo Milan di Amorim, con un centrocampo già affollato da Ricci, Modric, Jashari e Rabiot, non sembra esserci posto per lui, al momento; considerate, però, le tre competizioni, il load management a cui è chiamato Modric a 41 anni e la possibilità di impiegare Rabiot anche da centrale sinistro o da esterno largo, non è impossibile che Comotto trovi spazio, che sia in campionato o nel maxi-girone di Europa League. Il nazionale under italiano dovrà migliorare in zona gol, sia nell’ultimo passaggio che nella conclusione, ma la disponibilità nel lavoro è oramai acclarata: la curiosità, o hype, nei suoi confronti è tanta.

Esterno sinistro: Alessio Cacciamani (Torino, 2007)

Cacciamani è un calciatore controculturale per il movimento italiano, un po’ come Rispoli. Nell’ultima stagione è stato uno dei protagonisti della categoria cadetta soprattutto grazie a una qualità: il dribbling in velocità. Poco abituati ad affrontare un quinto a centrocampo a piede invertito, per di più con uno spunto veloce come quello del centrocampista marchigiano, terzini e laterali di Serie B si sono trovati ad essere costantemente saltati nell’uno-contro-uno da questa ex-ala-tramutato-esterno che, partendo qualche metro più indietro, ha la possibilità di sprigionare una velocità impressionante sul lungo, a cui abbinare altre due qualità utilissime: un gioco di gambe rapido e un’ottima confidenza con il piede debole – non è raro vedere Cacciamani crossare con il piede debole, per assurdo anche nelle uscite sulla destra, dove dovrebbe essere più naturalmente portando ad andare sempre sul fondo sul destro. Quello di Cacciamani è un profilo che può essere tranquillamente gradito anche da allenatori o addetti ai lavori più esigenti in fase difensiva, considerata la sua grande propensione al ripiego e alla collaborazione in fase di non possesso, merito anche di una gran resistenza che l’ha portato a terminare brillantemente la maggior parte delle partite che ha giocato. I profili più simili a lui sono quelli di Spinazzola, o Palestra per la falcata, anche se qualche coraggioso l’ha paragonato a Kvaratskhelia, vuoi per quel 77 che rimanda al georgiano, vuoi per i due gol segnati in campionato, entrambi arrivati con ottime scelte di tempo e tiri precisi, con finalizzazioni che rimandano all’ex Napoli. Ironia della sorte, a Torino, di ritorno dal prestito a Castellammare, Cacciamani ritroverà lo stesso allenatore che l’ha fatto brillare in terra campana, quell’Ignazio Abate che sembra essere uno degli allenatori italiani emergenti più interessanti della sua generazione. Gli anglofoni direbbero che è un match made in heaven, noi ci limitiamo a dire che è come un Barbera con la bagna cauda, vista l’assonanza con la zona piemontese. Sia per Cacciamani che per Abate, sarà una sfida particolarmente interessante far proseguire il lavoro iniziato lo scorso anno anche in Serie A.

Trequartista: Mattia Liberali (Como, 2007)

Il caso Liberali è emblematico di molte delle cose che non vanno nel calcio italiano. Liberali è stato, abbastanza palesemente, uno dei talenti più fulgidi venuti fuori dal settore giovanile del Milan, con un talento evidente anche al più cieco degli osservatori, bello da vedere e pratico nell’esecuzione. Il fantasista rossonero si era messo in mostra sia nelle nazionali giovanili, dove è stato protagonista della vittoria dell’Europeo Under 17 due anni fa, sia nella Primavera del Milan che nelle due squadre professionistiche del Diavolo, facendo la spola nell’annata 2024/25 tra il Milan Futuro (all’epoca militante in Serie C) e la prima squadra rossonera, che all’epoca viveva un’annata complicatissima. In questo scenario, i lampi di talento mostrati da Liberali erano di quelli inequivocabili: classico numero 10 moderno di piede mancino che, partendo dal mezzo spazio del centrodestra, si accentra sul piede forte per servire l’ultimo passaggio o concludere in autonomia, grazie a una tecnica di calcio sublime. Non curante di tutto ciò, il Milan ha deciso di liberarsi di lui, cedendolo per un milione di € più 50% della futura rivendita al Catanzaro in Serie B. Dopo pochi mesi di adattamento, Liberali è esploso a inizio del nuovo anno solare, diventando una pedina fondamentale del Catanzaro dei miracoli che ha sorpreso tutti e sfiorato la Serie A, rivelandosi come l’ennesimo capolavoro di scouting di Ciro Polito, uno dei direttori sportivi più attenti e talentuosi in Italia. Da ricordare, su tutti, lo splendido gol al Palermo in semifinale play-off, un vero e proprio pezzo di bravura di un giocatore capace di muoversi e concludere in spazi strettissimi con una precisione impeccabile. Liberali è un regista offensivo a 360°: scende a prendere il pallone, dialoga con i compagni nello stretto, punta l’uomo nell’uno contro uno con spiccata qualità tecnica. Su di lui si è interessato il Como, che se lo è portato a casa acquistandolo per 6 milioni di € dal Catanzaro. Il contesto tecnico costruito da Cesc Fábregas sembra l’ambiente ideale per far fiorire un talento di questo tipo: in una trequarti con Baturina, Nico Paz, Jesus Rodriguez e Addai, solo per citarne alcuni, per Liberali non sarà semplice trovare spazio, ma al tempo stesso sarà un contesto molto stimolante e costruito su misura sulle sue caratteristiche. Se si considera, inoltre, che il Como avrà tre competizioni da giocare, tra cui la Champions League per la prima volta nella sua storia, lo scenario sembra favorevole ad offrire a Liberali lo spazio che desidera per esprimere al meglio il suo talento.

Seconda punta: Antonio Arena (Roma, 2009)

Quella di Arena è stata un’apparizione vera e propria. Comparso dal nulla in una fredda serata infrasettimanale di gennaio, il giovanissimo italo-australiano ha fatto la storia in pochi minuti, andando a segno nello sfortunato Roma-Torino e diventando il primo giocatore nato nel 2009 a segnare una rete con una squadra militante nei principali campionati europei, con un colpo di testa preciso. Pochi minuti dopo, Arena ha “rischiato” di “esagerare” sfiorando la doppietta in estirada, ma la rete non è arrivata. Poco male per un ragazzo che, a 17 anni e mezzo, è già entrato nelle grazie di Gian Piero Gasperini, che lo osserva con grande attenzione e vuole mantenerlo in rosa per la stagione in corso. Nei primi passi da calciatore professionista – da ricordare l’esordio e i primi mesi con il Pescara di Silvio Baldini, prima di trasferirsi alla Roma – Arena è sempre stato impiegato da terminale d’attacco, ma un fisico slanciato e agile, nonostante i 188cm di altezza, potrebbero portarlo a diventare un attaccante di manovra che possa svariare attorno all’area di rigore e approfittare del lavoro spalle alla porta di un collega di reparto più strutturato e grintoso. Una soluzione parecchio interessante, soprattutto alla luce delle ultime notizie di mercato, che vedono la Roma vicinissima all’arrivo di Santiago Castro per 35 milioni e dunque pronta a virare, eventualmente, su un attacco con due punte pure (come potrebbe essere Castro-Malen, o Dybala-Malen) e un trequartista alle loro spalle. In questa ottica, Arena potrebbe essere un’ottima scheggia impazzita da giocarsi negli ultimi quarti d’ora per dare brio all’attacco, inserendo un giocatore veloce e difficile da marcare per i difensori avversari.

Centravanti: Francesco Camarda (Milan, 2008)

Tutti si aspettavano una stagione impressionante da Camarda, lo scorso anno a Lecce, ma la verità è che è molto più naturale l’annata disputata dal centravanti di proprietà del Milan l’anno scorso, che non una in doppia cifra. Camarda ha convissuto con problemi fisici più che fisiologici, in particolare un infortunio alla spalla che gli ha tolto tutta la parte centrale della stagione. Un infortunio arrivato in un momento in cui il numero 9 delle nazionali giovanili italiani stava sì tribolando, ma stava anche facendo la giusta gavetta per sgrezzarsi ed emergere come futuro profilo di spessore della nazionale italiana. Poco male: in 23 presenze Camarda ha accumulato 787 minuti, un gol e un assist, non una brutta stagione per essere la sua prima annata piena in Serie A. Quest’anno, con l’arrivo di Amorim, Camarda trova un tecnico che può metterlo in condizione di esprimersi: la titolarità, al momento, rimane appannaggio di Gonçalo Ramos, e non potrebbe essere altrimenti per via del grosso investimento fatto dal Milan, ma non è da escludere che Camarda possa trovare spazio in stagione. Il suo profilo tecnico è ancora tutto da scoprire: non è un target man classico, anche se sa lavorare bene spalle alla porta, ma la sua principale inclinazione rimane quella di scattare in profondità e lavorare in campo aperto. Delle caratteristiche che potrebbero renderlo, in alcune partite contro squadre particolarmente chiuse, anche complementare al centravanti portoghese.

Serie A, tanti nomi da osservare: importante lavorare sui giovani

Non solo gli undici elencati, perché saranno tanti i giovani italiani a militare nelle squadre del massimo campionato italiano l’anno prossimo. Sarà compito delle venti società dare loro spazio e fiducia, anche attraverso errori e periodi poco positivi, per restituire al nostro calcio dei profili da cui ripartire per rilanciare la nazionale italiana.