A tu per tu con Belmonte(Indivisa Ita): il presente e il futuro del calcio femminile italiano

Il 2022 ha segnato uno spartiacque per il calcio femminile italiano con l’approdo al professionismo, ma la sfida per la crescita del movimento è ancora aperta. Abbiamo parlato di questo e tanto altro con Daniela Belmonte, giornalista che collabora per la sezione di Goal.com, Indivisa ITA, e con Corner Sampdoriano.
Perchè hai deciso di seguire il calcio femminile? Cosa ti ha appassionato?
Dopo le superiori, in quel periodo d’incertezza, coinciso anche con l’inizio della pandemia nel 2020, ho deciso di ricominciare da zero. Mi ha affascinato l’idea di poter finalmente praticare il calcio. Purtroppo non avevo mai avuto la possibilità prima di giocarci, e raccontare quello che accadeva in campo mi sembrava l’occasione perfetta per approcciarmici. È stata questa la motivazione che mi ha spinta verso questo ambiente, e posso dire con certezza che è stata la scelta migliore che potessi mai fare.
Quali sono stati gli eventi più significativi che hanno segnato una “svolta” nella storia del calcio femminile, portandolo dalla marginalità all’attuale semi-professionismo/professionismo?
Un momento di svolta fondamentale è stato il passaggio del calcio femminile italiano al professionismo nel 2022. Vivere questo cambiamento in prima persona è stato emozionante, specialmente vedendo l’impegno e la volontà di tutte le giocatrici, tra le principali c’è Sara Gama, per raggiungere questo traguardo. Il comunicato ufficiale del 1° luglio 2022 ha segnato l’inizio di un percorso di crescita, che è ancora in una fase embrionale. La mia speranza è che il movimento italiano possa continuare a evolversi per colmare il divario con realtà come Spagna e Francia, che rappresentano oggi dei modelli d’eccellenza.
A livello di infrastrutture, settori giovanili e investimenti, quali sono le differenze da colmare rispetto al maschile o altri campionati femminili europei?
Sulle infrastrutture e sui settori giovanili esistono ancora forti disparità. Le società maschili di Serie A e B che hanno una sezione femminile sono avvantaggiate da investimenti e strutture già pronte. Al contrario, realtà indipendenti come il Napoli Women o il Como Women faticano di più, ma sono da elogiare perché riescono comunque a far crescere il movimento.
Il cuore di tutto è la ‘catena di crescita’: la maggiore visibilità attira più bambine, potenziando i vivai. Tuttavia, il divario non è solo strutturale, ma soprattutto economico. Oggi una squadra femminile in Italia fatica a essere del tutto autosufficiente. E’ chiaro che club come Juventus, Roma o Inter hanno una marcia in più grazie al supporto dei rispettivi club maschili. La speranza è che, in futuro, anche le società indipendenti possano competere stabilmente ad altissimi livelli.
Come vedi il calcio femminile italiano tra 5 anni? Pensi che possa raggiungere una stabilità economica e un livello tecnico tale da competere?
Il problema principale non è la stabilità della Federazione, ma la carenza di investitori. Attualmente in Italia si investe poco nel calcio femminile perché non viene ancora percepito come fonte di guadagno. Lo dimostra il numero ridotto di squadre tra Serie A e B e i frequenti fallimenti nelle categorie inferiori. Esiste un legame inscindibile tra cultura, economia e livello tecnico. Solo cambiando la mentalità culturale si attireranno capitali; a loro volta, maggiori investimenti permetteranno di alzare il livello dei professionisti e delle atlete, migliorando di conseguenza lo spettacolo tecnico. Spero che questo ‘triangolo’ possa consolidarsi al più presto, permettendo al movimento di fare il salto di qualità che ancora manca.
Qual è il punto di forza e debolezza della Nazionale italiana?
Il principale punto di forza della Nazionale è l’allenatore Andrea Soncin. Ha saputo trasformare il gruppo, portando carisma e una nuova mentalità. Sotto la sua guida, la squadra ha mostrato una crescita evidente, culminata in una storica semifinale. Il punto debole, invece, è il delicato cambio generazionale che l’Italia dovrà affrontare. Sebbene ci siano giovani promettenti, sostituire pilastri come Girelli o Linari non sarà facile. Giocatrici come Linari e Cantore stanno crescendo molto proprio grazie all’esperienza nei campionati esteri, dove il livello tecnico è superiore. In questo momento, il ricambio generazionale rappresenta un’incognita. Se gestito bene sarà un punto di forza, altrimenti rischia di diventare l’anello debole del movimento.
Parliamo un po’ del campionato. Come descriveresti questo inizio di stagione? Chi ti ha sorpreso? Chi ti ha deluso invece?
In questa stagione, la sorpresa più positiva è sicuramente il Napoli Femminile. Nonostante un mercato basato su giocatrici straniere all’esordio in Italia, la squadra ha risposto benissimo. Alcune giocatrici, provenienti dal calcio americano, si sono ambientate subito e benissimo. La prima convocazione con la Nazionale Americana per Cameron Brooks lo dimostra, così come dimostra l’ottimo lavoro di mister Sassarini. Anche il Milan, con un gruppo giovanissimo, sta disputando un ottimo campionato. Al contrario, mi ha un po’ deluso l’Inter. Partita con l’obiettivo di vincere lo scudetto, ha vissuto un inizio di stagione difficile, ritrovandosi quasi in fondo alla classifica nelle prime giornate. Considero la mancata qualificazione in Europa Cup un vero fallimento.

