Audero: “Che shock!”
Il portiere della Cremonese racconta la drammatica esperienza che avrebbe potuto avere conseguenze fatali. "Perché l'hai fatto?" si chiede Audero

Un attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Emil Audero, portiere della Cremonese, racconta la paura vissuta domenica allo Stadio Zini quando, durante il secondo tempo della gara contro l’Inter, è stato colpito da un petardo lanciato dal settore ospiti nerazzurro. Un attacco che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, ma che ha invece mostrato la forza mentale del portiere, capace di affrontare l’orrore del momento con grande lucidità.
In un’intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport, Audero ha raccontato quanto accaduto e soprattutto come si sente adesso: “Sto abbastanza bene, almeno di testa” ha esordito, ma le parole non nascondono la profonda preoccupazione che l’esperienza ha lasciato. “Devo ammettere però che l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò degli accertamenti ma le conseguenze potevano essere molto più gravi” ha sottolineato il portiere.
Un colpo che non si dimentica
Era il minuto 50 quando tutto è cambiato. “Stavo seguendo l’azione, mi sono girato e ho visto qualcosa a terra vicino a me. Non ero un esperto, ma per puro caso mi sono spostato – ha continuato Audero sulle colonne della Gazzetta dello Sport. E quella ‘cosa’ che inizialmente sembrava solo un oggetto caduto, si è rivelata essere una bomba carta che, all’esplosione, ha provocato un botto assordante: “Un boato fortissimo, come se mi avessero dato una martellata all’orecchio”. L’esplosione gli ha provocato anche un dolore intenso al ginocchio, ma la ferita più profonda era quella psicologica. “Mi sono chiesto: perché proprio a me?”
Nonostante lo shock, Audero ha deciso di restare in campo, trascinato dall’adrenalina e dalla voglia di non cedere di fronte a un episodio che avrebbe potuto fermare la partita. Ma la sua mente era tutt’altro che concentrata. “La testa girava a mille, pensavo a quanto sarebbe potuto andare peggio. La ferita al ginocchio non era nulla, il problema era dentro di me”, ha confessato il portiere ammettendo che la paura e la confusione avevano preso il sopravvento.
Il calcio e la sua parte oscura
“Continuavo a chiedermi, perché proprio a me? Ho sempre avuto un buon rapporto con i tifosi, sia con quelli della Cremonese che con quelli dell’Inter”, ha aggiunto. “A chi ha lanciato quel petardo vorrei chiedere: perché? Cosa speravi di ottenere? Hai mai pensato alle conseguenze per gli altri e per te stesso?”
Intanto, delle conseguenze ci sono state anche per i responsabili del vile episodio. Un soggetto è stato identificato ed arrestato ma non è quello che ha perso tre dita per un’altra esplosione. Non era, infatti, solo uno a lanciare bombe carta ma più di un soggetto. È stato identificato e denunciato quello che ha perso 3 dita per detenzione di materiale esplodente, mentre quello che ha lanciato il petardo è in fase di identificazione attraverso le analisi delle immagini da parte della Questura di Cremona.
Il calcio non può accettare la violenza
Sull’incidente sono già intervenuti sia le autorità che i vertici dell’Inter, con il presidente Beppe Marotta che ha promesso di prendere severi provvedimenti una volta identificati i colpevoli. La società nerazzurra ha infatti dichiarato che eserciterà la clausola di gradimento per impedire l’ingresso allo stadio a chi ha causato il disordine. Inoltre, il Viminale ha già preso provvedimenti, annunciando il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter nelle prossime tre partite.
Per Audero, però, la ferita rimane dentro. Non tanto per il dolore fisico, che seppur intenso si spera passerà, quanto per il trauma psicologico che porterà con sé. “Non è facile tornare alla normalità dopo quello che è successo, ma la voglia di tornare in campo è ancora forte. Il calcio è il mio lavoro e lo amo più di ogni altra cosa. Ma episodi come questo fanno riflettere su quanto dobbiamo fare per rendere il nostro sport più sicuro e rispettoso” ha concluso il portiere della Cremonese, campione della seconda stella nerazzurra soltanto due stagioni fa.