Nazionali

L'arte di non responsabilizzarsi

L'arte di non responsabilizzarsi: dopo il terzo Mondiale consecutivo saltato, nessuno si sente responsabile. Il calcio deve essere cambiato.

Siamo qui a commentare l’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio.

Un risultato giusto al netto di quanto visto sia nella fase a gironi sia in campo nel match contro la Bosnia.

E non cerchiamo alibi come l’eventuale fallo di mano del calciatore della Bosnia o la mancata espulsione sulla corsa di palestra.

Dovremmo ricordarci di essere l’Italia, una Nazionale con 4 Mondiali vinti. Dovremmo capire che la partecipazione al Mondiale non è un’eccezione, ma dovrebbe essere la normalità delle cose per gli azzurri.

Invece andiamo ancora alla ricerca di alibi, si fanno i complimenti ai ragazzi che hanno dato tutto, si guarda al futuro come si guarda al passato ma si fa di tutto per non responsabilizzarsi.

Il non responsabilizzarsi tutto italiano

Tutti colpevoli, ma nessun responsabile.

Gabriele Gravina è, dal 2018, il massimo esponente del calcio italiano, il Presidente della FIGC che non ha opposizione in consiglio federale.

Fu eletto Presidente della FIGC dopo l’addio di Carlo Tavecchio nel 2018, dopo la mancata qualificazione al Mondiale, esclusi dalla Svezia.

Sembrerebbe l’uomo nuovo, in grado di rivoluzionare il nostro calcio “malato”, parla di riforme.

Vara quella Serie B a 20 squadre, dichiara che l'”Italia dovrà concentrarsi sugli stadi (che sono peggio di quelli del Gabon, parola di Infantino)”, vuol portarsi una squadra di “palloni d’oro” a supporto: tutto restato sulla carta.

Nel suo curriculum come Presidente FIGC c’è la vittoria di Euro 2020, ma restano 2 fallimenti mondiali, un clamoroso flop ad Euro 2024.

Sbaglia scelte: la conferma di Mancini dopo la debacle all’Europeo, la chiamata ed il successivo esonero di Spalletti, l’affidarsi a Gattuso, forse il meno colpevole di tutti.

Nel tempo il calcio italiano continua a diventare sempre più mediocre ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma, nell’arte di non responsabilizzarsi, Gravina rimane lì.

Ed a chi gli fa notare la crescita di tutti gli altri sport italiani, lui risponde: “Non sono professionisti”.

Tutto giusto nell’arte del non responsabilizzarsi.

Bisogna cambiare il calcio

Il calcio italiano va riformato, va cambiato. E non a parole come siamo stati abituati fino a qui.

Deve essere cambiato nella massima serie: la presenza di 20 squadre nella massima serie evidenzia disparità tecniche ed economiche importanti e rende la nostra massima serie “non allenante, non attraente, quasi scontata”.

Lo stesso discorso vale per le serie inferiori. Addirittura in Lega Pro ci sono squadre che faticano a sostenere il costo del campionato e partono con penalizzazioni importanti o, peggio, vengono escluse a campionato iniziato.

Va protetto il “prodotto italiano”, vanno create delle “scuole calcio federali” come si fa in Germania con il programma Talentförderprogramm: si crescono giovani talenti e giovani allenatori (mentre in Italia oggi conta il risultato per avanzare di carriera già dalle giovanili). I tedeschi hanno lo stesso programma per tutti i ragazzi fino ai 14 anni, poi da lì c’è la “specializzazione” del calciatore.

Vanno incrementate le squadre B (oggi ne contiamo 4, Milan compreso), vanno create strutture idonee per le squadre giovanili, centri federali dove far crescere ed incontrare talenti e preparatori, vanno premiate le società che hanno strutture all’avanguardia e programmi di crescita ben precisi. Ma premiate economicamente, non solo con una targa.

Ogni club, come in Germania, dovrebbe costruire un centro giovanile e dovrebbe ricevere dei fondi per farlo.

Bisogna avere coraggio ed umiltà, bisogna essere responsabili, sapendo che potrebbe essere un processo lungo, ma quanto mai necessario.

Riusciremo, in Italia, a prenderci delle responsabilità?