Pasquale De Meo: "Io dismesso a testa alta. Rocchi? Con lui tanti scontri"
Intervista esclusiva a Pasquale De Meo: "La mia denuncia fu archiviata senza spiegazioni. Oggi ritrovo analogie con Domenico Rocca".

Pasquale De Meo, ex arbitro della Sezione di Foggia, ha diretto come arbitro e come assistente più di 120 partite nella massima Serie ed altrettante nella Serie B, prima di uscire “dismesso ed a testa alta” a termine della stagione 2023-2024 dopo circa un anno dalla denuncia verso il sistema AIA.
L’ex arbitro infatti, nel pieno della sua carriera arbitrale, ha denunciato un sistema AIA che presentava diverse ombre e criticità, consapevole di poter andare incontro a conseguenze e ripercussioni pesanti che si attuarono fino alla sua dismissione l’anno dopo, 30 Giugno 2024.
Di certo, però, non rinnega la sua carriera da arbitro e consiglierebbe ad ogni giovane perché è “un’esperienza che ti forma dentro e fuori dal campo e ti lascia tantissimo”.
De Meo: “La mia denuncia”
L’intervista che ci rilascia è di quelle di un uomo che parla a cuore aperto, raccontandoci con estrema sincerità ciò che è successo.
Ha lasciato nel 2023-2024, ma ha presentato un esposto durante la sua carriera da arbitro. Perché?
Era il 7 Aprile 2023, ero nella terna arbitrale di Milan-Empoli. Al termine del match l’osservatore Puglisi mi disse che il giudizio era di 8.60, giudizio ottimale.
Poi cosa successe?
Dopo il colloquio l’osservatore arbitrale esternò delle dichiarazioni lesive dell’immagine e della reputazione nei confronti di alcuni dirigenti arbitrali facendo riferimento “agli amici torinesi”, riferendosi all’ex responsabile commissione osservatori nazionale professionisti Luigi Stella e l’ex Presidente AIA Alfredo Trentalage, entrambi della sezione di Torino.
Parole lesive dell’immagine dell’AIA e dei suoi tesserati.
Io decisi di denunciare seguendo il codice etico ed il regolamento AIA. Lo feci sia perché siamo obbligati a farlo, sia perché penso di essere una persona corretta e pensavo fosse giusto farlo nei confronti di tutti, oltre che di me stesso.
Ma questo non fu apprezzato.
In che senso non fu apprezzato?
Non piacque a Rocchi. Ricevetti dei comportamenti contro da parte sua e da parte di altre persone della C.A.N.
Uscii fuori dalle designazioni per diverso tempo, senza un motivo valido. Ricordo che i motivi validi sono quelli di salute, quelli tecnici o quelli disciplinari. A me non fu mai comunicato niente in maniera ufficiale. Ho chiesto anche spiegazioni: mi furono negate.
Si è dunque creato un clima teso ed ostile
Addirittura durante una riunione a Coverciano subii diverse pressioni per farmi recedere dalla denuncia. Ci furono parole dure, toni alti, quasi scontri fisici. Io, ovviamente, restai sulla mia strada.
Fui isolato dagli altri, nessuno mi parlava più. Fui tacciato di essere un infame, trattato come una spia.
Ma io scelsi semplicemente di agire, essere libero ed essere uomo anche se mi è costato tanto.
Loro, Rocchi, Gervasoni, Orsato, volevano far pesare i loro nomi ed i loro gradi. Ho sempre rispettato loro, i loro ruoli ed i loro nomi, ma dovevo andare avanti per la mia strada.
Ha avuto diversi scontri con Rocchi?
Con lui i rapporti furono molto tesi.
Ricevetti una lettera da parte di Rocchi con toni a dir per niente rispettosi.
Mi comunicò con tono critico una sospensione tecnica, scrivendomi che “trovava alquanto imbarazzante che non avessi avuto tempo di fare dei quiz tecnici”.
Era la normalità per un arbitro ricevere e svolgere dei quiz tecnici, ma mandarli con pochissimo preavviso complicava le cose poiché ognuno di noi aveva anche una vita professionale e lavorativa, oltre che famigliare.
Io ho ribattuto con educazione e questo dava assolutamente fastidio, perché non mi allineavo al loro modo di agire e di fare.
Poi l’episodio del taxi…
Il taxi?
In occasione di Cremonese-Napoli dell’Ottobre 2022 utilizzai un NCC comunemente utilizzato da diversi anni da tanti colleghi. Mi fu contestato il suo uso, ma non vi era nessuna comunicazione ufficiale sul divieto del suo utilizzo, mentre a detta di Rocchi fu annunciato verbalmente da lui stesso.
Rocchi mi richiamò ad un raduno di Coverciano davanti a tutti. Io feci presente che lo stesso taxi lo presero anche altri arbitri nella stessa giornata, tra cui Orsato che doveva arbitrare a Milano il match Milan-Juventus.
Per questo io, e solamente io, non fui più designato per circa un mese.
Dopo il mio ricorso scoprii, tra le motivazioni dell’archiviazione, che Orsato fu giustificato in quell’occasione poiché si sarebbe attivato per prendere anche altri taxi, che però non erano disponibili….
Poi, al termine del mio periodo di esclusione dalle designazioni, Rocchi comunicò verbalmente in giro che si poteva tornare ad usufruire anche di quel NCC.
Eppure è riuscito ad andare avanti fino al 30 Giugno 2024
Ma ho fatto poche partite in Serie B. Ero inviso ed il clima era davvero pesante, non parlavo nemmeno con i colleghi direttori di gara. Poi fui dismesso.
Le analogie con Domenico Rocca
Ha espresso vicinanza al suo ex collega Domenico Rocca
Certo.
Ho trovato nella lettera di denuncia di Domenico Rocca diverse analogie rispetto a quello che ho vissuto io dal momento in cui feci la segnalazione fino alla mia dismissione.
E queste situazioni mi aprono ad una riflessione.
Quale?
La mia denuncia è stata archiviata e mi è stato negato anche l’accesso agli atti.
Io penso di essermi scontrato contro un sistema, poiché l’AIA è parte integrande della FIGC. Ed è un sistema molto complesso.
L’intervento della Procura della Repubblica mi fa pensare che, se fosse successo quando feci la mia denuncia, avrei avuto maggior giustizia e maggior rispetto.
Rocchi si è sempre sentito protetto dal sistema e questo gli permetteva di dettare regole e legge senza paura di niente e di nessuno.
L’AIA deve essere riformata?
Ritengo che l’AIA debba diventare un organo indipendente, non dovrebbe essere strutturato nella FIGC. Dovrebbe godere della propria autonomia sia legislativa che economica.
La rivoluzione del VAR
È stato tra gli arbitri della rivoluzione VAR. Come è stato vissuto?
Ho fatto circa 60 gare nella sala VAR, è un lavoro molto complicato.
Ai miei tempi era in piena fase di sviluppo.
Fare l’assistente VAR è un ruolo che piace e che ho fatto con passione.
Alla sua nascita è stato visto come uno strumento positivo dato che venivamo da un meccanismo dove l’errore non poteva essere sanato: avere a disposizione questa tecnologia è stato un grosso aiuto, ben accolto da tutti.
Il VAR non crea timore. A volte una decisione da correggere potrebbe essere percepita come un risvolto negativo rispetto al proprio operato. Ma queste sono cose dettate dal carattere personale, a me non ha mai messo soggezione.
L’emozione dell’esordio
Una vita da arbitro. Cosa ti lascia questo mondo?
Il mio esordio in A fu il 30 Marzo 2013 in Atalanta-Sampdoria.
Fu un’emozione enorme visto che era il mio sogno da quando iniziai il percorso a 15 anni.
Una strada piena di sacrifici, di passione e di lavoro.
È stata un’esperienza meravigliosa e formativa sotto ogni punto di vista. Un percorso che ti aiuta anche fuori dal campo a rapportarti con gli altri, a gestire le situazioni.
Un percorso che consiglierei ai ragazzi per crescere perché, ripeto, ti aiuta sotto tanti punti di vista.
Una strada ci cui, oggi, non rinnego niente e che rifarei sempre.
Si ringrazia Pasquale De Meo per questa intervista.

