Calcio Italia

Addio a Sandro Mazzola: la leggenda muore a 83 anni

Il mondo del calcio piange una delle sue stelle più luminose. Figlio d'arte, simbolo nerazzurro e campione d'Europa con l'Italia, si è spento all'età di 83 anni. La sua classe infinita e il suo stile resteranno per sempre nella storia dello sport.

Il calcio italiano veste il lutto per la scomparsa di Sandro Mazzola, morto all’età di 83 anni. Con lui se ne va un pezzo di storia autentica del nostro sport, un fuoriclasse capace di incantare i tifosi a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, legando indissolubilmente il proprio nome a un’unica maglia: quella dell’Inter.

Nato a Torino l’8 novembre 1942, Sandro portava un cognome tanto pesante quanto glorioso: era infatti il figlio primogenito di Valentino Mazzola, il capitano del Grande Torino tragicamente scomparso nella sciagura di Superga del 1949. Cresciuto nel mito di un padre immortale, Sandro è riuscito a costruire una carriera altrettanto leggendaria, diventando il simbolo assoluto della “Grande Inter” di Helenio Herrera.

Dal settore giovanile al tetto del mondo

Scoperto e lanciato nel grande calcio proprio dal “Mago” Herrera, Mazzola ha esordito in prima squadra nel 1961, inaugurando un ciclo irripetibile. Con la casacca nerazzurra ha collezionato 565 presenze e 158 reti, vincendo tutto ciò che c’era da vincere:

  • 4 Scudetti (1962-63, 1964-65, 1965-66, 1970-71)
  • 2 Coppe dei Campioni consecutive (1963-64 e 1964-65)
  • 2 Coppe Intercontinentali (1964 e 1965)

Giocatore moderno, dotato di un’accelerazione bruciante, di una tecnica sopraffina e di un’intelligenza tattica fuori dal comune, agiva prevalentemente da mezzala o attaccante esterno, inventandosi il ruolo di rifinitore totale. Memorabile il suo gol in finale di Coppa dei Campioni nel 1964 contro il Real Madrid, un trionfo che consacrò l’Inter nell’élite mondiale. Nel 1971 sfiorò anche il prestigioso Pallone d’Oro, classificandosi secondo alle spalle di Johan Cruijff.

L’azzurro e la staffetta più famosa d’Italia

In Nazionale, Sandro Mazzola ha scritto pagine memorabili, totalizzando 70 presenze e 22 gol. È stato protagonista indiscusso del trionfo agli Europei del 1968 in Italia e del cammino entusiasmante ai Mondiali di Messico ’70, culminato con la leggendaria Italia-Germania 4-3 e il secondo posto finale dietro al Brasile di Pelé.

A quei mondiali è legata anche la celebre “staffetta” tattica con Gianni Rivera voluta dal CT Valcareggi: un dualismo tra due immensi fuoriclasse che ha fatto discutere intere generazioni di tifosi e appassionati, ma che ha testimoniato l’incredibile abbondanza di talento del calcio italiano in quegli anni.

Il dirigente, l’opinionista e il signore del fair play

Appesi gli scarpini al chiodo nel 1974, Mazzola non ha mai lasciato il mondo del calcio, mettendosi in luce anche dietro la scrivania come dirigente sportivo, prima all’Inter, poi al Genoa e successivamente tornando nei ranghi del Torino, in un ideale cerchio che si chiudeva attorno alle sue radici granata. Successivamente, ha prestato la sua competenza e la sua innata eleganza verbale al mondo del giornalismo e della televisione, diventando un opinionista amato per la sua obiettività e il suo garbo.

Con la scomparsa di Sandro Mazzola se ne va l’ultimo grande romantico di un calcio fatto di bandiere, dribbling fulminei e sorrisi leali. Ai familiari, all’FC Internazionale e a tutto il mondo dello sport giungano le più sentite condoglianze. Ciao, Sandro. Il tuo classe e la tua classe rimarranno immortali.