Caso arbitri, clamorosa svolta in extremis: il pm firma la richiesta di archiviazione per Rocchi

Una svolta radicale e definitiva rischia di archiviare una delle pagine più tormentate del recente panorama calcistico e arbitrale italiano. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’inchiesta penale che ha scosso le fondamenta dell’Associazione Italiana Arbitri è giunta a un punto di non ritorno, prendendo una piega decisamente favorevole per i principali indagati. Il pubblico ministero di Milano, Maurizio Ascione, ha firmato in extremis la richiesta di archiviazione per Gianluca Rocchi, l’ex designatore della Serie A finito sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati con l’accusa di concorso in frode sportiva.
La firma del magistrato milanese è arrivata proprio sul filo di lana, in una sorta di vera e propria zona Cesarini burocratica. Il pm Ascione si appresta infatti a lasciare gli uffici della procura lombarda per assumere un nuovo prestigioso incarico presso la Procura Europea, un trasferimento che rischiava di congelare ulteriormente i tempi tecnici del procedimento. Il faccia a faccia risolutivo avvenuto con i vertici della Procura di Milano ha permesso di sciogliere gli ultimi nodi interpretativi, portando alla firma congiunta sul documento che sancisce l’assenza di elementi solidi per sostenere un’accusa di combine o alterazione dei campionati.
Crolla il teorema delle designazioni pilotate a favore dell’Inter
Il fulcro del fascicolo d’indagine si concentrava sulla presunta manipolazione delle designazioni dei direttori di gara per quattro specifiche partite della massima serie, tra cui il delicato incontro tra Torino e Inter della passata stagione sportiva. L’ipotesi accusatoria originaria, ormai totalmente sgonfiata, si basava sul sospetto che le scelte operate da Rocchi fossero in qualche modo condizionate o influenzate dal gradimento del club nerazzurro. Gli accertamenti investigativi e i lunghi interrogatori, durati in alcuni casi anche più di cinque ore, hanno escluso categoricamente l’esistenza di frodi o accordi illeciti per pilotare le designazioni arbitrali.
Nonostante la giustizia ordinaria si avvii a chiudere definitivamente il capitolo penale nei confronti dell’ex fischietto fiorentino, la vicenda non può dirsi del tutto conclusa per quanto riguarda l’ordinamento interno al mondo del pallone. I magistrati milanesi hanno infatti disposto la trasmissione integrale degli atti d’indagine alla Procura Federale della FIGC e alla Procura Generale del Coni. Spetterà ora agli organi inquirenti sportivi analizzare il materiale raccolto per valutare se, al di là dei risvolti penali, siano stati commessi illeciti disciplinari o violazioni del codice etico e dei regolamenti interni all’AIA.
Il filone delle “bussate” alla sala Var si sposta formalmente a Monza
La decisione della Procura di Milano di chiedere l’archiviazione del fascicolo principale alleggerisce notevolmente la posizione di Rocchi, ma lascia aperti altri piccoli fronti collaterali nati durante i due anni di indagini serrate. Tra questi spicca l’episodio relativo alle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, un comportamento ritenuto non conforme ai protocolli vigenti in occasione di un contestatissimo rigore assegnato durante la sfida tra Udinese e Parma.
Questo specifico filone d’indagine, che vede coinvolto anche l’arbitro Daniele Paterna con l’accusa di presunta falsa testimonianza, non verrà archiviato a Milano ma passerà formalmente per competenza territoriale alla Procura di Monza. Sarà quindi il tribunale brianzolo a dover fare piena luce sulle dinamiche interne alla sala Var e sulle presunte pressioni esterne esercitate sui direttori di gara al monitor, in un’indagine parallela che continuerà a marciare per conto proprio mentre il filone principale su Gianluca Rocchi si avvia verso la definitiva archiviazione ordinaria.

