Calcio Italia

Baggio al Corriere della Sera, dal buddhismo alla Fiorentina, da Pasadena al calcio di oggi

Baggio al Corriere della Sera, dal buddhismo alla Fiorentina, da Pasadena al calcio di oggi

Roberto Baggio si è raccontato, senza limiti, al Corriere della Sera, in un lunga intervista che ha toccato diversi punti della sua vita privata e della sua carriera professionale.

Il Divin Codino sul passaggio dalla Fiorentina alla Juve

«Firenze si ribellò. Al ritiro azzurro di Coverciano arrivai nascosto nella volante della polizia, per non farmi riconoscere dai tifosi viola ai cancelli. Piangevo come un bambino. Si sentivano passare le ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, dove gli scontri durarono tre giorni. Sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e quella sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole».

Quando tornò a Firenze con la Juve, mentre tornava negli spogliatoi i tifosi le lanciarono una sciarpa viola.

«E io la raccolsi da terra. Era un gesto di rispetto, di amore verso quella squadra che aveva creduto in me nonostante tutti gli infortuni».

Baggio sul rigore sbagliato a Pasadena nella finale con il Brasile.

«Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Non avevo mai calciato un rigore sopra la traversa. Una volta l’avevo colpita nel Vicenza, ma poi la palla era entrata. Volevo sparire. Provavo una vergogna infinita, una di quelle cose che ti restano addosso anche quando passano gli anni. Col tempo impari a conviverci, ma non è una ferita che si chiude del tutto».

Davvero, Roberto Baggio?

«Nemmeno oggi riesco a perdonarmi completamente. So che può sembrare strano, perché il calcio è fatto anche di errori, ma quel momento ha pesato tanto dentro di me. Il mio capo chino è diventato l’immagine a cui molti associano quella finale mondiale. Però per me non era un gesto costruito, era semplicemente quello che sentivo. Un modo silenzioso, forse inconsapevole di chiedere scusa all’Italia e a tutte le persone che avevano sperato con noi. Da bambino sognavo di giocare la finale dei Mondiali con il Brasile. Era un sogno antico. Ancora oggi quando ci ripenso faccio fatica a spiegarmi cosa sia successo».

I brasiliani sono convinti che la palla sia stata deviata dal Cielo.

«Pochi mesi prima era morto Ayrton Senna. So che in Brasile qualcuno ha pensato anche a questo, come se ci fosse stato un segno, qualcosa di più grande. Dicono che sia stato lui a deviare il pallone sopra la traversa. Sono cose che appartengono al mistero, alla sensibilità di ciascuno. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole».

Sulla situazione attuale del calcio italiano.

“Il talento c’è ma va cercato, protetto e valorizzato. E bisogna avere il coraggio di dargli fiducia”.

La chiusura sulla sua fede buddhista.

“Dentro di me ho sempre sentito che forse in una vita precedente non mi sono comportato bene. In questa vita ho dovuto affrontare tante ostilità, tanto dolore fisico, tante difficoltà. Ho avuto la sensazione di essere arrivato qui con un karma pesante, qualcosa da trasformare, da alleggerire attraverso l’impegno e la sofferenza“.